Il Bar del Porto

Racconti

10/04/2019

Il Bar del Porto

 

La balena, seduta in una sedia metallica ghiacciata pensava di ordinare un PET, magari colorato, mentre aspettava il capodoglio, una consuetudine per quei sabati noiosi in cui nessuno parla di loro, e loro non si leggono nelle news della carta bagnata.

Il capodoglio la raggiunge al Bar del Porto, un tempo malfamato, e prende posizione scomodamente, anche lui, sull’altra sedia di alluminio, fredda e inospitale. Sciocca le pinne per chiamare la cameriera, gesto che la balena non sopporta e per il quale ancora non si è concesso a quel maschio che puzza meravigliosamente di sardine.

La cameriera, Rita, che poi è anche la proprietaria della licenza del datato bar, una vecchia signora che odora di marinai, si avvicina per prendere le ordinazioni, quello schiocco di pinne è un automatismo piacevole per lei, ricorda il suo terzo e violento marito che la dominava, e le faceva venire i brividi per le aspettative che le creava finché poi le disattendeva, troppo ubriaco per qualsiasi erezione, ma lei lo amava, e ancora in fondo lo ama, in fondo al mare dell’ultimo peschereccio che lo ha visto affondare verso la posidonia fuori coperta, e affogare tra tartarughe squali e inutili castagnole, in un notturno mare limpido macchiato dall’odore del suo corpo, imbottito di vino, birra, gin e sicuramente scadente rum.

Il capodoglio ordina sessanta chili di piatti di carta sporchi, ben conditi quindi, e da bere uno schizz, che altri non è che due terzi di acqua di mare, uno di petrolio e gas liquido di bombole , si beve tutto  d’un fiato, prima ancora che il gas evapori, ovviamente, la balena invece voleva alterarsi, cercare di capire se da ubriaca avesse provato davvero quella scintilla che nei fondali si spegne, ma in quel contesto magari le avrebbe scatenato la voglia di cacciare ancora sardine con un animale del sesso opposto. La balena aveva avuto parecchi partner, anche non etero, ma senza riuscire a consumarsi in quel desiderio che ora quel capodoglio le stava offrendo, e così ordinò un bidone di scorie, facendo l’occhiolone alla cameriera, delle migliori scorie, gran riserva Jolly Rosso del ’90, e da mangiare delle semplici cozze, aveva i fanoni neri, troppi bocconi durante gli aperitivi, e poche alghe rosse, che le avrebbero fatto un gran bene.

L’argomento, oramai trattato alla nausea, tra i due era il crill, assente in maniera importante a causa chissà di chi, ma quella discussione finì ancora prima di iniziare, il capodoglio era lanciatissimo, e cercava di pettinare il suo pizzetto facendo vedere dei denti splendidi con ancora qualche aringa infilzata, e mentre si lustrava il pizzetto tirava fuori a scatti la lingua, immaginandola tra i fanoni della balena, che seppur datata, secondo lui poteva darle moltissima soddisfazione.

La cameriera interrompe quell’arcobaleno di profumi di pesce marcio e aliti di oriente, portando al tavolo, anch’esso di metallo, freddo a troppo piccolo, le ordinazioni, la balena sfiata di colpo come per gradire, facendo un cenno alla cameriera, sperando che capisse al volo che avrebbe dovuto fare in modo che il separè di nuvole e barriera corallina dividesse la coppia dal resto del creato, ma non successe nulla, la gente passava, entrava e usciva viva o morta dal bar che era malfamato solamente nelle ore dispari. E mentre il capodoglio, sbruffone e pomposo nel suo parrucchino di moschine nere, iniziava a parlare di meduse mangiate dai tonni rossi, la balena trangugiò in un solo istante il barile di scorie, e tremando per sei minuti di seguitò iniziò a scaldarsi,e contemporaneamente a diventare verde fosforescente. Il capodoglio mangiò tutta la sua plastica in un solo istante e le chiese:

-Mare mio o mare tuo?-

La balena si spiaggiò, vomitando scorie che attivavano una radio che mandava musica da funerale, il capodoglio pagò un conto, salatissimo ovviamente ma si rifiutò di pagare il funerale, d’altra parte non avevano consumato, ne erano parenti, e nemmeno serpenti. E strisciò via nella sua auto nuova fiammante, una Citroen Squalo degli anni settanta, restaurata alla perfezione ma inutilizzabile in acqua, la Manta della balena, vecchia e  arrugginita restò posteggiata davanti al bar per sei settimane prima di venire inghiottita da una eccezionale marea, ringraziando.

La cameriera inteneRita pianse lacrime di un coccodrillo, suo amante, e decise ancora una volta che gestire quel bar era davvero divertente, interessante, e appagante, e mentre ripuliva il tavolo dai residui di balena, sardine, scorie, vide una bagnarola in lontananza, la seguì nel suo avvicinarsi beccheggiando al posteggio davanti al bar, guidata da un delfino con occhiali da sole, che scese, si portò dal lato opposto e aprì la portiera facendo scendere una meravigliosa tartaruga, con occhiali alla moda anni 30, suoi.

 

Cesare

 

10 Aprile 2019