Non ti voto

Racconti

16/01/2019

Non ti voto

 

Non ho nemmeno voglia di scriverlo, ognuno considera senza condividere, ognuno fa esplodere le sue ragioni, rimanendone inutilmente immune, sperando che nell’esplosione convinca tutti gli altri, e se non ottiene effetti insiste, incattivito, sulle sue inutili ragioni.

Renzi si che ha fatto del bene, salvini si che sta facendo del bene, di maio si che sta facendo del bene, Berlusconi ci manca, ci manca la dc di andreotti, ci manca il comunismo del periodo del boom, quello vero, economico e  non.

La cecità elettorale di chi non ha altri appoggi oltre parenti, amici, persone influenti per se da votare, contro la cecità elettorale di chi vota disperatamente con la speranza, sempre più lontana, che si possa migliorare, e fin qui tutto bene.

Il dolo è offendere, con la cattiveria della propria convinzione, data dalla speranza che qualcosa possa restare così, chi di quel credo non ha possibilità alcuna di trarre profitto, offendere ideologie e pensieri, offendere volontà liberali di decidere chi potrebbe essere meglio o meno peggio per la propria nazione, pei il proprio stato.

Nauseanti proclami su fantasmi del presente, tentativi di convincere masse intere che uno come renzi abbia fatto del bene, che uno come salvini possa farlo, che uno come grillo non abbia a cuore nulla oltre il bene di tutti, fascisti, razzisti, ex democristiani di una religione che cercava adepti che con oboli avrebbero contribuito al sacrificio di persone come aldo moro.

Nauseante politica gestita da una globalità finanziaria, macroscopica, gestita da mafie e camorre globalizzate, come fate a convincermi che c’è davvero un sentimento di patria, un intenzione a migliorare la vita di tanti, a far valere ragioni sociali comuni e non interessi di mattoni, armi, petrolio, farmaci, droghe, comunicazioni, vizi.

Governi che gestiscono conniventi con le mafie la ludopatia e ne fanno un mercato, come tabacco e alcool, e lo gestiscono senza limitarlo anzi, governi che gestiscono travasi importanti di popolazioni già vessate a monte e da sempre costrette da fughe da quelle armi, da quella gestione di petrolio e diamanti, costrette a camminare sulle acque, mercato della guida rossa, unico corridoio diventato un mercato politico per pochi, anime, anime e solo anime.

Come fate a convincermi che sanità e istruzione non sono in mano alla politica, che la scuola superiore privata, foraggiata da chi paga le tasse, non è il bancomat di una fazione, o casta, politica, e che l’università privata non è in mano all’altra fazione, ben divisa, che la sanità pubblica invece è chirurgicamente incisa per fare spazio alla sanità privata, in mano a qualunque fazione politica riesca a destreggiarsi bene nel palazzo, non ci riuscirete credo.

E andiamo a comprare la carta stampata che è baluardo di libertà, e ascoltiamo telegiornali di stato, di uno stato apartitico e apolitico, laico, che riempie palinsesti di programmi religiosi, che riempie palinsesti di interviste e programmi di parte, che alimenta sbandieratori di lingue lunghe al vento, la cui bava ricade sui governi appena caduti e il cui brillare dei denti d’oro illuminano i nuovi, che, intervistati, brillano.

No, non ne ho più davvero voglia, quindi voto chi voto, sperando do non alimentare scambio, e quindi voto senza chiedere o avere la speranza di ottenere per me, e, pensa un po’, così votando ho la speranza che anche tu possa ottenere, anche se tu voterai già convinto di poter avere accesso a quel che ti hanno raccontato, o, peggio ancora, a quello che hai già ottenuto qualche voto fa.

 

Cesare

 

16 gennaio 2019