Ludmilla

Racconti

08/01/2019

Ludmilla

 

In quella sedia che trascina tutte le leggende

tu porti un cuore lacerato e stanco,

porti il destino di tutte le menti

che trasportano le gambe

stanche

e irriverenti.

 

-Ciao Ludmilla come ti senti?-

 

-Mi sento tragica, lascio segni paralleli inutili che perdono ad ogni giro di ruota il loro significato, non c’è evoluzione ma solo tanta staticità in questo roteare anche se si va sempre avanti.-

Ludmilla sistemò le sue gambe come se avessero vita, come se stesse grattando via un prurito dato da un tessuto fastidioso, il suo gesto era innaturale, mai abituata, l’unica cosa che si concedeva in quel gesto era solo l’evitare di guardare le gambe, inermi, e sempre meno pesanti per le sue braccia.

 

Da quel sorriso, violentato e teso

tu lasci uscire battiti di cuori

come mancati amori,

amori senza fiori

e tutti i battiti volano lontano

cercando anch’essi un bel ‘ti amo’

 

-Vieni Ludmilla, ti porto con me.-

-Grazie, spesso mi chiedo perché fai questo per me, io credo di bastarmi, bastarmi dentro e fuori, e l’abitudine prevale sulle scoperte quotidiane alle quali son costretta a rispondere, facendo però spallucce e dimostrando che i freni interni son più rassicuranti di quelli meccanici delle ruote che sostituiscono il mio cammino.-

-Non faccio nulla per te, non credere che abbia intenzione di usare il tuo dolore per elevarmi e crescere moralmente, o redimere i miei vecchi peccati, o espiare in questo modo colpe che sicuramente ho. Non faccio nulla per te, non faccio nulla per me.-

 

Della certezza si perde stima

In ogni corpo, se non funziona,

c’è una ricerca spesso meschina

di calma e pace,

spesso il tormento è la risposta

reagire soli,

sembra una strada senza dolori.

 

-Io non ho bisogno di condividere il mio stato, non serve che insieme proviamo a stare meglio, a reagire, non c’è un battito di cuori sincronizzato, l’unica cosa che può succedere in questo modo è che si possa amplificare il mio stato di disagio, vattene, vai via da me, voglio lasciare dei segni paralleli neri, al mio passaggio, dietro le spalle. E far girar le ruote verso il sole.-

 

-Ludmilla, proprio non riesci a vedermi come un anima normale, che vegeta nei tuoi pensieri e si nutre della tua forza, davvero non hai mai colto il senso del mio spingerti verso il mare, dall’alba al tramonto, perché del mare, perché del sole, c’è sempre energia, vita e amore.-

 

-No, e non mi scuso per questo, e non per egoismo, e nemmeno per cattiveria, no, non riesco a vederti dietro me, maledetta situazione, io di te vorrei vedere ogni sorriso, e godere in ogni tuo sguardo del tuo essere dolce, gentile,  in parte amante del nostro duo. E invece ti sento dietro, che mi guardi i capelli in un ordine relativo dovuto all’impossibilità di gestire un corpo con troppi limiti, mi guardi oltre per vedere alba e tramonto come li vedo io, ma io vorrei vederli al tuo fianco, mano nella mano, e ad ogni passo spingerti con me, viverti con me, senza freni.-

 

Ludmilla tace in quel mezzogiorno

Non c’è più alba, non c’è tramonto.

La resa è inutile

Senza un destino.

 

 

Cesare

 

8 Gennaio 2019