Oggi mi sveglio Automobilista

Racconti

19/04/2018

Oggi mi sveglio Automobilista

 

Non vado in Taxi

 

Guardando il mio abbonamento verde del bus rido, oggi si cambia, prendo la macchina, chi se ne frega se cercherò parcheggi per ore in una città intasata da lavori, dall’assenza di posteggi, da una ZTL contestatissima, vuoi mettere la differenza di partire quando vuoi e gestire vie, strade, musica, senza dover dipendere da nessuno, e poi, la mia pensilina, c’è!

Non usavo la macchina da giorni e giorni, sono in centro, comodo, è facile muovermi per fare un po’ di tutto, la cerco, so di non averla posteggiata in fondo alla via, poco illuminata, dove tempo fa un genio del male sfondava finestrini, credo per gusto, e ha anche sfondato il mio. Ma son bastati pochi  metri per risolvere quel problema, posteggiare qualche decina di metri più in su, problema che comunque credevo di risolvere con una super mega iper assicurazione telefonica globale totale, che però ha dichiarato che sarebbe entrata in funzione solo se il danno sarebbe stato super mega iper globale e totale, e che tra l’altro non potrò disdire mai e poi mai per le prossime tre vite, o al massimo per le prossime sei macchine.

Trovo la macchina, sorrido, la terra delle piogge del sud le ha cambiato colore, anziché bianco panna adesso sembra marrone tiramisù, clic, apro le portiere e mi infilo comodamente dentro, bip, bip; il viva voce senza fili si attiva, quasi salutandomi con quel suono simpaticissimo e comodissimo, poggio il telefono nella calamita e clack; il cavetto magnetico si connette, l’audio si connette, sono pronto!

Infilo la chiave e accendo, e sento dei clacson, l’auto parte subito, vedo poco all’esterno, ma automaticamente premo un pulsante e la musica dallo smarthphone si diffonde sotto la pensilina che mi ripara dalla pioggia, altro che tram, la macchina! E sento dei clacson, Vedo poco e quindi avvio rumorosamente i tergicristalli, anteriore, poi posteriore, acqua, rumore di fango, poi meno, poi qualcosa si vede, guardo lo specchietto retrovisore e dietro vedo un pasticcio, maledizione, la pubblicità su volantino, no,! Sento sempre dei clacson, fermo tutto, acque e tergicristalli, impreco in volantinese, scendo e vado dietro, e sento dei clacson, un mix di colori colati, carta inutile e maledettamente appiccicata al vetro, colori sparsi nell’intero vetro posteriore. Ma non dovrebbe essere vietato, in quanto proprietà privata, la pratica del far toccare da ragazzini malpagati i tergicristalli delle macchine, appunto, private, per pubblicizzare maledizioni sicure, si, secondo me dovrebbe, e posso fare causa, e inoltre, chi pulisce con le mie tasse la strada da volantini umidi o secchi di pubblicità inutile e fastidiosa che la gente, indispettita, getta per strada?

Incavolato risalgo in macchina, il tempo che ho recuperato uscendo con calma visto che la macchina abbatte i tempi, si sta consumando  velocemente, intanto un disperato in macchina che si era affiancato da prima, aspettando che gli regalassi un prezioso posteggio, con i clacson delle macchine di dietro, che sentivo dal primo momento in cui, il giorno prima, avevo appena deciso di prendere la macchina, quel disperato era la da 16 ore, e quelli dietro incastrati dietro lui a consumare clacson, alzo il volume della musica, guardo il disperato e finalmente libero il posteggio, chissà quando ne ritroverò uno così vicino a casa, quel vedo quel disperato che leva le ruote dalla macchina, con l’intenzione di lasciare la macchina li fino alla prossima revisione.

Freccia, ciclista che passa, pedoni sulle strisce pedonali, stop, riparto, musica, semaforo abbastanza lontano, fila, ma con la musica in sottofondo tutto mi sembra così bello. Aspetto.

Ho girato solo due volte, sono solo ad un terzo del mio isolato, quasi dimentico dove sto andando, la mia fila, immobile, è ancora lunga, le persone in macchina parlano tutti insieme con i loro smartphone, sembra che stiano discutendo tutti della staticità della fila, ma è possibile che sia l’unico che ha sempre speso centinaia di euro per auricolari o sistemi legali senza fili?  E perché, visto che è così evidente il fenomeno, nessuno li multa? La risposta non arriva, i vigili nemmeno. Intanto i semafori alternano tutti i colori per più volte, ma nessuno si muove, un tram in testa, decine di macchine dietro, poi, piccolo e con il tempo che scorre bruciando la comodità dell’uscire in macchina, io.

Due, tre canzoni, per fortuna sono quelle lunghe una ventina di minuti che io ancora ascolto, poi inizia il Bolero di Frank Zappa, poi quello di Ravel, e io ancora in coda, ma ormai quasi al semaforo. Due vigilesse in una pista ciclabile sbiadita, ma inconfondibilmente viola, sfilano alla mia destra, senza guardare gli automobilisti al telefono che parlano serenamente, e poi spariscono in quell’autostrada che è Viale Italia, importante, a senso unico, un’autostrada per dimensioni, ma allora come mai siamo ancora fermi? La metropolitana di superficie va avanti e indietro, blocca il traffico, la sincronia dei semafori ride di noi, inchiodati in attesa che comune e ATP risolvano le vecchie controversie del ‘è colpa tua’, e mi domando, ma è possibile che nessuno si sia reso conto che non può esistere un incrocio così congestionato in una città, piccola, ma costretta da una viabilità assurda a percorsi forzati, e intasamenti unici. Viale Italia senza più un posteggio e una minuscola unica carreggiata per automobili, tram, bus, ambulanze, camion merci dei pochi commercianti, ciclisti su pista ciclabile e pedoni ovunque. Ma fermo a quel maledetto semaforo mi viene in mente in quel momento il semaforo di fronte alla chiesa di Santa Maria, dove ancora si incastrano macchine in mezzo all’incrocio con quelle che sono partite con il verde, e nessuno si è mai reso conto e provato a risolvere quel problema, come questo in Viale Italia. Me ne frego, finalmente giro l’angolo, verde a metà, fermo a tre quarti, multabile un primo, tutto in quindici minuti netti. Qualche macchina più avanti il tram, o bus, fermo, cambio di conducenti, chiacchiere, passaggio di consegne, dammi un cinque tra autisti, la moglie starà bene? E mi domando, già rispondendomi, come viene in mente di fare quell’operazione in quella via, con quel traffico, e aspetto, il Bolero era già finito, ora Nina Hagen, che sembra capire la situazione, urla nella macchina , meno rilassante. Il bus riparte, conducente nuovo, traffico vecchio, sono io quello fermo, adesso, alla fermata del bus, ma non faccio salire nessuno, sarei sgarbato e scortese a quest’ora. Vedo un ciclista che ha una discussione con un signore e una donna, datata, il ciclista sulla pista ciclabile, i due anche, e mi chiedo quanto tempo fa i due vigili con la bicicletta assistita saranno passati, magari avrebbero risolto quello che sembrava un diverbio da parolacce importanti. Un ambulanza fatica a farsi strada anche nella corsia, fortunatamente libera dalla metro. Appena passa penso a chi è dentro, poi guardo l’ora, tardi, tardissimo, basta, cerco posteggio e vado a casa, dopo un ora e tre quarti arrivo al mio posteggio di partenza, un giro di isolato, vedo la macchina senza ruote e inizio lo stesso giro, a oltranza, quasi a mezzanotte trovo un posteggio, in fondo, domani troverò il vetro rotto, ma ho fame, spengo, chiudo la macchina, la lascerò la, ferma, per mesi, spero. Salgo a casa, vedo subito, e sembra che sorrida, il verde abbonamento.

E giuro.

Domani mi sveglio ciclista!

 

Cesare

 

19 Aprile 2018