Il Quadro

Racconti

30/10/2017

Il Quadro

 

Continuo a dare, forse inutilmente, un valore a certe situazioni, causate decisamente dall’inesperienza e dalla troppa voglia di fare quello che serve quando serve, e il problema so, per certo, che è mio, della mia comunicazione, della mia abitudine a semplificare. Ma se la vita deve essere semplice, perché dovrei diventare prolisso, logorroico, esaustivo in tutto e per tutto, se ho già in mente il quadro finale della situazione perché devo esternare anche dove è stata pensata la grafica della cornice, o tessuta la tela, o come spennello, o che tipo di chiodo serve perché regga nel tempo? Io metto la firma, cercando silenziosamente di rendere l’idea di un tutto che ho ben chiaro. Ma io sono solo, e faccio il solitario, oltrepasso la ragione di chiunque e mi arrogo diritti su quello che questi tutti debbano comprendere della mia situazione, della mia con loro, della situazione loro con me.

E cado in fallo, forse inutilmente, dovendo poi giustificazioni ed esternando ragionamenti, quindi costretto in pratica a dichiarare con firme e controfirme autenticate dove la cornice e la sua grafica son state costruite, dove e chi ha tessuto la tela e come la mia mano angola il polso e quanti gradi fa il pennello sulla tela quando vado dall’alto al basso, spesso dovendo anche dichiarare la densità, esatta, del colore, e quale esatta tonalità intendevo dopo che la tela è stata firmata, come se la firma fosse per tutti l’inizio della discussione del quadro e non la fine.

Invece io mi godo il tutto, convinto di aver già dato, detto, sviscerato in pochi sguardi, in pochi istanti, quel che dovevo.

Ma io sono solo nel mio essere io.

E basta, non vi concederò mai più di sviscerare quello che io, forse inutilmente, considero un valore, qualunque sia il valore, morale, intrinseco, emotivo, tra le righe, oltre lo sguardo, dentro l’anima, fisico o chimico. No, non lo concederò mai più.

 

Cesare

 

30 Ottobre 2017