Dubai

Racconti

06/10/2017

Dubai

 

-Ciao- Mi rasserena sorridendo, e mentre io, ancora, cercavo di aver un minimo di cognizione dei sensi del mio corpo, prosegue: - Mi chiamo Cinzia, e tu sei a Dubai adesso, riposa, sei stanco.-  Mi sembra di essere sdraiato in una tenda, ma forse è solo un letto a baldacchino. Richiudo gli occhi perché l’istinto di conservazione mi costringe a farlo, e con gli occhi chiusi provo a capire, ricordare, gestire mente e corpo, cercando anche l’anima e l’animale che è in me, ma faccio fatica, e rinuncio, memorizzo però un profumo intenso nella fragranza ma delicatissimo all’olfatto, un flash istantaneo, sembra Opium, anche se i miei ricordi di quel profumo risalgono a trenta anni prima, poi perdo i sensi per un giorno intero.

Quando mi sveglio non sono più in quella tenda, o in quel letto, sono un una camera piccolissima ma confortevole, ricordo Dubai, o almeno che lei me la abbia nominata, lei, Cinzia, due occhi unici e dei vellutati capelli scuri che le coprono parte delle spalle, due labbra nascoste solo nel colore di un intensissimo rossetto rosso fuoco.

Perché sono a Dubai? Se davvero ci sono, come ci sono arrivato? Sono certo che le risposte siano nelle mie stesse amnesie, magari dovute a qualche sostanza tossica, o droga, che mi hanno fatto assumere apposta per avere ragione di me, ma io, chi sono? Faccio un controllo rapido, inizio, riposato finalmente, a riprendermi il corpo, e provando a riprendere l’anima mi interrogo: Sono Cesare, sono nato a Sassari in Sardegna, so che Dubai è a due fusi orari in anticipo rispetto all’Italia. In quell’istante alzo il polso e cerco l’orologio, sono le nove, presumo del mattino, vista la luce che filtra dalla finestra in alto, e associo Dubai ai film di spionaggio, senza sapere nemmeno perché, quindi mi immedesimo in agente segreto,  sicuramente molto poco scaltro, che probabilmente morirà dopo essere stato torturato e aver tradito la sua patria, rivelando la formula del moto perpetuo, o della più potente bomba chimica mai inventata, e dell’invisibilità, e solo pesando all’invisibilità mi do dello stupido, immedesimato sempre più nel ruolo, condannandomi per non essermi reso invisibile e magari sfuggire alla cattura.

Cattura? Mi alzo, il corpo reagisce bene alle mie richieste, mi avvicino alla porta e immediatamente abbasso la maniglia, che senza sforzo scende aprendo la porta, oltre la porta, Cinzia, e altre due persone, comodamente sedute su dei divani, che chiacchierano, sentendo la porta si girano e si ammutoliscono, mi guardano e mi chiamano, tutte e tre praticamente contemporaneamente, io riconosco Cinzia, non l’altra donna e l’uomo che sono con lei, loro agitano le braccia facendo segno di avvicinarmi e sedermi, probabilmente per spiegarmi, così faccio, sereno rispetto ai pensieri goffi di pochi istanti prima, e li osservo, pochi istanti di silenzio, poi però sono io che, curioso, chiedo: -Chi vuole essere il primo a spiegarmi qualunque cosa, senza che debba fantasticare ancora?- La mia domanda, posta a mio avviso, bruscamente, illumina lo sguardo dei tre, ma è Cinzia a parlare, un po’ come se sapendo che già si erano visti, sarebbe servito a rassicurarmi: -Cesare, tu hai avuto un problema, quella che in Italia ti hanno diagnosticato come una semplice bronchite, in realtà era una delle famose malattie sconosciute, e incurabili, almeno in Italia, la tua malattia, chiamata semplicemente malattia della curiosità, ti ha portato in pochissimi mesi alla perdita della fantasia, della conoscenza storica, e del desiderio di amore e di socialità, praticamente vegetavi tra il razionale, l’ego, e tante altre cose materiali e reali, assolutamente troppo reali.- Io ascolto e mentre ascolto mi permetto una radiografia del corpo con mani, occhi, e tutto quello che posso immaginare in quegli istanti. Cinzia prosegue, una musica orientaleggiante ma a me ben nota, quella dei Gong, aleggia nella stanza, rasserenandomi inconsciamente: -Quando ti sei rivolto a dei medici, che sicuramente hai trovato in internet, parte di questi, che hanno qua laboratori di ricerca e attrezzature all’avanguardia, si son presi a cuore il tuo malore, crescente, ma tu in quel pochissimo tempo non sei nemmeno riuscito a fare un biglietto per venire qua a Dubai. Il resto puoi immaginarlo, del personale medico è riuscito a rintracciarti tramite dei tuoi amici sui social, e così sei stato trasportato qua, tre anni fa.-

Quel tre mi trafisse il cervello, l’anima, ogni pensiero, Cinzia proseguì, -Si, tre anni fa, ci son voluti tre anni per avere ragione della tua rara malattia, ma per fortuna l’altro giorno ne siamo venuti a capo, una proteina ti ha salvato dall’oblio, da quel nulla che tu stesso, in questi tre anni hai definito semplicemente ‘il male totale’, ma che scientificamente oggi ha un nome ben definito, che nemmeno ti dico in quanto lungo e inutile.-  Replico immediatamente: -Quindi son stato tre anni cosciente ma in quello stato-

-Si- replica Cinzia -Quello di un automa che svolgeva solo ed esclusivamente le mere funzioni biologiche, senza passioni, fantasie, inventiva, spirito di corpo, amore, ma anche senza passione alcuna, o desideri, devi ringraziare un profumo, l’Opium, che ha sviluppato la proteina che ti ha riportato alla reale realtà.-

Sbalordito inizio a ricordare, sarà mai cura assoluta cercare di ricostruire quei tre anni della mia vita.

 

Cesare

 

6 Ottobre 2017