Le rughe

Racconti

21/09/2017

Le rughe

 

Mi avventuravo nei meandri della gente, camminando nelle pieghe e nelle piaghe della vita di chiunque mi capitasse davanti agli occhi, toccavo nervi scoperti e accarezzavo lacrime, surfavo tra le rughe dell’esperienza di chi, datato, navigato e sereno, poteva permettersi di non tenderle a causa della sua consapevole esistenza. Quando invece trovavo tensione e occhi acuti, che cercavano di difendersi dalla crudezza della vita, andavo via, per non turbare ulteriormente animi agitati, perché io, che animo agitato ci son nato, so che cosa vuol dire vivere con i tendini tesi allo spasmo, con le rughe che sembrano lame affilate da quanto diventano sottili, quasi invisibili anche se a gruppi di dolore. Tra le rughe devono scorrere le lacrime, libere di arrivare al cuore del loro destinatario, sia che siano lacrime di gioia o lacrime di dolore, e quando le stesse arrivano alle labbra e  vengono risucchiate nell’anima dalla lingua che le riporta dentro, allora sono lacrime di un dolore profondo della propria esistenza. In queste la crime a cascata che sgorgano copiose tra le righe c’è l’arcobaleno della speranza, speranza che le stesse risolvano il proprio animo, svincolandolo dal dolore ormai, finalmente noto.

Ora mi avventuro tra la gente con la consapevolezza che le rughe siano il loro presente, e godo dei visi dei bambini che ne sono liberi, e che hanno rughe solamente quando la loro disperazione li fa crescere pian piano, offrendo loro la scelta più facile e più dura, non piangere la vita e lasciarla scorrere, o piangerla, viverla e crescere con più rughe, quelle serene che fan scorrere le lacrime senza lacerarle.

 

Cesare

 

21 Settembre 2017