Il guinzaglio

Racconti

30/06/2017

Il guinzaglio

 

Fastidioso l’abbaiare di quei cani, tanto che si alza dal divano e si affaccia, umido e caldo il pomeriggio, la canottiera bianca ha perso il suo splendore ed ora qual bianco rispecchia il suo umore. Vede subito la signora con quel cane, non riesce a controllare nulla di quel fastidiosissimo abbaiare, a gestirlo, a fermarlo, ma imperterrita, in mezzo alla strada, insiste strattonando il suo guinzaglio, lui, al secondo piano, si accomoda, punta i gomiti sul davanzale, eliminando pesi e fatiche del proprio corpo, della sua stessa inerzia. Ad un certo punto il secondo cane, più in alto del secondo piano, il suo sguardo abbandona la signora con i capelli unti e appiccicati che, sulla strada, si fa strattonare a sua volta dal cane che abbaia, ruota solamente la testa per non perdere la staticità appena trovata, alza lo sguardo e la vede, un’altra signora che guarda verso il basso, nel suo terrazzo caldo e umido, è un attimo, stava per ripetere all’animale nascosto dietro il muretto di quel terrazzo di fare silenzio, di non abbaiare, ma si ferma, fulminato dal suo sguardo, sguardo infastidito, due cani in un riverbero mortale per quiete, calma, serenità pomeridiana, e nessuno per la strada, nessun’altro per terrazzi, tre anime e due animali, e un’afa che li avvolge come ad abbracciarli, dispettosa. La signora sul terrazzo è più giovane, probabilmente abusata da un adulto anni addietro, scappa dentro ma lascia il cane fuori a dialogare con il suo amico, o nemico, sulla strada, nemico quando strattonato dalla padrona, amico quando la padrona distratta si accende l’ennesima sigaretta. Un urlo, sordo, l’uomo in canottiera grida al silenzio, senza minacce certe, senza aspettarsi nessun silenzio, ma in un istante tutto tace, la giovane abusata ha sentito, apre l’armadio verticale levando tre lucchetti, eredità del padre, e osserva l’armadio, poi chiama il suo cane che dal terrazzo ha ripreso ad abbaiare al cane sulla strada. Lui ride da solo, immobile, nella sua staticità. La signora sulla strada alza lo sguardo, in un attimo di pausa del suo strattonato animale sente l’altro cane, alza lo sguardo senza però capirne la esatta provenienza, e allora vede lui, che la guarda, nauseato. Lei, vecchia e vanitosa almeno quanto sporca, abbassa subito lo sguardo, come se potesse permettersi di fare la preziosa, la giovane intanto lascia l’armadio, velocemente va in terrazzo e prende il cane, piccola la sua taglia, al contrario del suo fastidioso abbaiare, lo alza e tenendolo per il collare lo porta fuori dal terrazzo, non vista, solo il cane in strada si rende conto, un istante lunghissimo e il piccolo animale fa quattro piani rimbalzando nello stesso istante in cui lo abbandona la vita. La giovane lo guarda, immobile in una piccola chiazza di sangue, la vecchia sentendo il colpo si gira di scatto e vede, alza lo sguardo, nessuno da nessun terrazzo. Ma la giovane era già davanti all’armadio e aveva scelto per quel fucile più grosso, subito sul terrazzo, leva la sicura e mira alla testa dell’uomo che la guarda, statico. Un colpo. Il piombo entra in un occhio ed esce senza trovare molta resistenza dietro il collo, l’uomo perde la vita ma mantiene la sua staticità, irrigidendosi. Nessun’altro, ora solo la vecchia che però non capisce, sembra uno scherzo e quell’uomo, che non si muove appare ancora vivo dal basso, la giovane ha un altro colpo, mira alla vecchia, spara. La fronte della vecchia ha un fremito, l’ultimo, poi scivola indietro trascinando il corpo che si stende al caldo, coperto solo dall’umido, il cane trova poca resistenza e fa sfilare il guinzaglio dalle dita senza vita della vecchia padrona, e fugge, vivo. La giovane va verso l’armadio verticale dei fucili, scelta semplice, un altro colpo, poi più nulla. Lui rimarrà così per due giorni, unico testimone il cane, fuggito, unica soluzione, tornare a casa e morire di fame, ma a casa, ma il guinzaglio nella fuga si è incastrato in un tombino, maledetto guinzaglio.

 

Cesare

 

30Giugno 2017