Parto

Racconti

25/05/2017

Parto

 

Le cose semplici le lascio agli altri, io voglio andare a vivere nell’isola perfetta, quella con la gente sbagliata, dove i confronti sono continui e necessari, non voglio avere a che fare con eunuchi del pensiero, con sanguisughe delle menti altrui, voglio anzi urlare sia la gioia sia il dolore, e vedere negli occhi gli abitanti dell’isola, e ascoltarli senza giudicarli, e viverli senza provare a modificarne umore aspetto interiore e la violenza che hanno in corpo, in modo che non si modifichi nemmeno la loro dolcezza. Voglio abbattere le barriere della mancanza di rispetto, quelle dell’assenza di memoria storica, voglio, si, voglio, perché nell’isola il vorrei non esiste, è solo la volontà che crea, tempra, forgia l’educazione interiore, quell’educazione che porta in alto valori sconosciuti ai più. I più, quelli che in un’economia povera di emozioni cercano lo sport estremo della caccia all’uomo, l’uomo che appaghi la loro sete interiore, l’uomo di cui nutrirsi sperando di apparire uguale a quello che quell’uomo ha dentro, le sue emozioni, le sue sensazioni, e lo fagocitano senza che possa difendersi, e no, quei più sono le catene dell’evoluzione sociale, sono quei finti cloni di quel finto buonismo e del sorriso più ebete che falso. No, non voglio respirare più gli altri, quegli altri, nell’isola c’è solo l’aria della verità, l’aria del dare senza chiedere, ed ecco che quelli, gli altri, non resisterebbero oltre alla loro capacità del poter raccontare di esserci stati, e senza respiro tornerebbero nelle loro turbe, curati bene o male da chi di quelle turbe ne fa una professione, gente che credo di aver studiato un’anima e un modo di concepirla in mezzo agli altri, e la cataloga, e crede di aiutarla,  gente che crede di avere e potere fissare basi certe su menti che non hanno nulla di simile a nessuna delle altre menti, un po’ come la giurisprudenza che basa il prossimo futuro in rapporto alle statistiche passate, ma quanto è lontana questa gente dalla mia isola, ma quanto c’è bisogno, quanto ho bisogno di quella serenità, quella data dalla gente sbagliata, che urla amore e odio senza trattenere nulla, gente che ha i polmoni in fiamme per lo sguardo di un’amata,  gente che nel silenzio si masturba urlando amore in esubero. Si, esubero di mente, esubero di una logica evolutiva, esubero animale, di animali che si evolvono ad ogni generazione, gente alla ricerca continua di evoluzione, gente che in questa evoluzione urla la volontà di perdere il male che è ancora legato al proprio DNA, e che prova a scacciare quel male che turba la religione stessa dell’essere se stessa il proprio Dio.

Voglio le libertà tra le genti, e voglio iniziare dall’isola perfetta.

Parto.

 

Cesare

 

25 Maggio 2017