il tramonto

Racconti

28/02/2017

Il tramonto

 

Si chiusero le porte, un sibilo che ai due sembrò sinistro, nell’indifferenza di chi passava, già ormai assimilato, normale, i due aspettavano il tassista con i bagagli, poche cose, l’essenziale, oltre al bagaglio della loro vita. Un pomeriggio luminoso, in attesa di un tramonto invernale che arrivava inesorabile e veloce. Una coppia temprata, curva su se stessa, impaurita nonostante l’esperienza di vita, di coraggio, una vita vissuta insieme, da almeno settanta anni. Visti da vicino sembravano così fragili, da lontano invece sembravano due bambini. La struttura aveva assegnato loro, dopo vari colloqui, una stanza all’ultimo piano, e all’ultimo piano era ormai arrivata la decisione finale, lasciare la loro casa, troppo grande ormai, troppo vuota e pericolosa, avevano tentato un po’ di tutto, infermiere, badanti, gente fidata raccomandata da amiche e amici, ma no, nessuno li ha mai fatti sentire a loro agio, e quel disagio li ha portati fuori dalla casa dove da sempre si sono amati, hanno amato figli e nipoti, ormai scomparsi, e hanno amato così tanto il loro lavoro da riuscire a sopportare innovazioni e nuove tecnologie, riuscendo a costruire ancora a mano preziosi manufatti in oro, un vero impero fino a quando le loro mani non hanno iniziato a tremare e, doloranti, a impedire la creazione di quelle meraviglie uniche al mondo. Sembravano due pulcini infreddoliti, traditi dai parenti e dai figli avidi, in quell’atrio, dentro quella porta. Si avvicinò una ragazza che sembrava molto a suo agio, di casa, disse loro che li aspettava, i due fecero un cenno verso l’esterno, e lei rispose che i bagagli li avrebbero subito portati in stanza, li invitò a entrare dentro l’ascensore, i due si presero per mano e lentamente superarono l’educata ragazza, magari infermiera, magari figlia del proprietario, magari donna delle pulizie, ma in quel momento per loro, l’unico sorriso, entrarono in ascensore posizionandosi naturalmente con lo sguardo verso la porta ancora aperta, e ai lati della ragazza che entrò subito dopo loro, oltre la porta e il suo sibilo già lontano un tramonto luminoso iniziava a disegnare i colori di quella loro tela ancora senza firma,.

L’ascensore si chiuse bruscamente e salì al piano, due porte, le due stanze più grandi, più accoglienti, qualche decina di metri più avanti in un corridoio rosa dal quale sembrava uscire il profumo di lavanda che era quasi solido al respiro. La ragazza, inaspettatamente per i due, uscì per prima, anziché farsi da parte e invitarli con un gentile “prego” ad uscire prima di lei, e si incamminò verso la loro porta, l’ultima, le si materializzò nella mano destra una grossa chiave, antichizzata, elettronica, e spalancò la porta senza richiuderla, come se chiunque potesse entrare la dentro, anche se era la loro nuova casa, i due considerarono che non lo fosse, e varcarono la soglia dell’ascensore terrorizzati all’idea che si potessero chiudere le metalliche ante mentre loro erano ancora, lentamente, nel mezzo. Un frastuono di serrande proveniente dalla loro prossima dimora e della luce, l’ultimo piano offriva ancora l’inizio di quel tramonto, gli stessi colori, i due mano nella mano arrivarono lentamente all’ingresso della stanza, della casa, della loro nuova dimora, l’allegra ragazza, la loro accompagnatrice, li invitò garbatamente, lui si girò verso l’ascensore rendendosi conto che le portiere non si sarebbero chiuse finché qualcuno non lo avesse chiamato nuovamente, rassicurato, entrò con la compagna della sua intera esistenza. La ragazza ricordò dove fossero il telefono e il citofono interno, nessuna raccomandazione, li salutò velocemente con un sorriso, rassicurandoli, i loro bagagli sarebbero arrivati in stanza subito dopo. Chiuse la porta che fece un rumore sordo, come quello di un tappo che sigilla, sottovuoto, l’intera stanza, la loro intera vita. Lei provò ad aprire la porta, nulla, lui le si avvicinò, e provò, come per tranquillizzarla, ad aprire, inutilmente, quella porta pesante di finto legno.

Lentamente fecero un giro per la nuova dimora, un caldo ingresso con al lato della finestra del tramonto un tavolo da pranzo, una grande stanza da letto matrimoniale, con all’interno un bagno, un bagno all’esterno dalla parte opposta del tavolo, e una stanzetta con un letto singolo, immaginarono servisse per chi non poteva fare a meno di una persona che stesse tutta la giornata ad osservare, gestire, accudire persone non autonome. Poi la porta di ingresso si aprì, senza preavviso, senza che nessuno dei due potesse deciderlo, la ragazza di prima, con un giovanotto e le loro valigie, educatamente lei chiese dove avrebbero dovuto svuotarle e per riempire cosa. I due indicarono l’armadio in camera da letto, i due le aprirono, e chiacchierando tra loro di chissà che cosa iniziarono a levare vestaglie, abiti, pigiami e biancheria intima, giacche e asciugamani, maglie e calzamaglie, mutande e cuffiette per la notte, i due piansero in silenzio guardandoli, sentendosi violentati nella loro intimità, e guardandosi capirono. Tutto finì in pochi minuti, la pasta della dentiera in bagno, insieme ad altre cose intime, sparirono i medicinali, richiusero la porta in altro tonfo sordo, poi silenzio.

Lui, seduto su una sedia del tavolino dove probabilmente servivano pranzi e cene, si alzò verso il telefono, sollevò la cornetta antichizzata, e sentì il rumore amico della linea che aspettava i numeri, che non sarebbero mai arrivati, nessuno ricordava un numero di telefono, a parte quello della loro casa ormai inutile.

In quelle poche decine di minuti il tramonto, ormai consumato, non restituiva dignità alla loro lunga esistenza, i due si presero la mano, si sedettero insieme nel letto, e piangendo finalmente soli, si abbracciarono e baciarono, consumati dalla vita, e dalla vergogna dell’ultimo tramonto che, tradendoli, li ha consegnati al nulla.

La cena arrivò inutilmente mezz’ora dopo, e no, loro non avrebbero sopportato quella fine, lenta, e quell’esistenza, nessuno dei due voleva morire dopo l’altro, riuscendo a lasciarsi insieme, come nei più grandi miracoli, dopo aver vissuto insieme, insieme per sempre, finirono come il tramonto, e forse ancora cercano in silenzio, ma insieme, la loro alba.

 

Cesare

 

28 Febbraio 2017