La vedova

Racconti

31/01/2017

La vedova

 

Era l’unica giustificata a tenere gli occhiali, molto grandi, scuri e firmati, in chiesa. Era il suo momento, e nascondendo occhi e probabili occhiaie non faceva trasparire il suo stato d’animo, presumibilmente comprensibile, l’espressione del viso era ridotta alle labbra, sottili e senza rossetto, che restituivano alla gente una punta di amarezza, come se parlassero di un marito che non era più con lei. Portava sapientemente un vestito nero con qualche orlo ricamato, come qualunque stilista della morte le avrebbe consigliato, qualcuno si chiedeva come aveva fatto ad avere il vestito perfetto a poche ore dalla dipartita del marito, la solita gente che va ai funerali solo per controllare le varie situazioni. La vecchina si avvicinò alla vedova guantata per le rituali condoglianze, la messa era appena finita e intrufolarsi tra la gente era diventato per l’anziana e curva signora il vero e unico passatempo sportivo, un velo in testa, il solito, quello dei funerali, la spilla d’oro della sua suocera, che probabilmente aveva oltre duecento anni, non brillava più come allora, ma rendeva bene l’idea, era la spilla da portare in chiesa, toccò alla vedova abbassarsi sulla vecchina, che non fece nemmeno la finta di ascoltare le sei parole in croce che le stava dicendo quella appropriatissima signora, ma la vecchina era navigata, le prese le mani e le portò al suo petto, guardando la vedova con compassione, strinse gli occhietti e piegò le labbra di lato, in una faccia aggrinzita dal tempo, poi si congedò, accennando un inchino. La vedova sembrava distratta, ma colse, domandandosi però chi fosse la vecchina. Subito incalzante un’altra vecchia, vestita di grigio, con capelli grigi raccolti in un mogno apparentemente polveroso, era alta per essere così anziana, ritta su se stessa e magra, davvero molto magra, non le disse nulla, le baciò le guance e, senza lacrime, rese la sua idea alla vedova, in uno sguardo semplice, la vedova cercò di ricambiare ma lei si girò e sparì tra la gente che aspettava il contatto di rito con lei. La vedova pensò che sarebbe stato un lunghissimo pomeriggio, vista la gente che si accalcava per porgerle le condoglianze, pensò di essere molto amata, e si risollevò per un istante, quasi sorrise. Ora era il turno di un uomo, affiancato dalla probabile consorte, entrambi sulla sessantina, un sospiro quasi simultaneo di entrambi, lei allungò le mani come solo il Papa fa con i suoi fedeli, e loro presero le dita e accennarono una stretta, lui le dita di una mano, lei dell’altra, poi in silenzio entrambi sparirono, lei immaginò fossero conoscenti del marito. Mentre i due si giravano cercando di farsi spazio una manina le toccò la spalla facendola istintivamente girare, la solita antipatica vecchietta che doveva per forza passare avanti a tutti, pensò la vedova, ma senza poterlo evitare si girò, era sua zia, che con una ridicola messa in scena la abbracciò, dicendole nell’orecchio che stasera avrebbe dormito con lei, per non lasciarla sola, un cortesissimo atto che però celava insidie che in quel momento non era il caso di approfondire tra se e se, la vedova liquidò la zia e il suo porro sul naso, vedendola più strega che mai in quel frangente. Rigirandosi nel giusto verso della folla si ritrovò decine di occhi che la guardavano severi, e pensò che la zia la avesse fatta grossa, poi cercò di riprendersi, era lei la prima donna in quel momento, doveva continuare la sua scena madre, finse di asciugare delle inesistenti lacrime sotto gli occhialoni, ma nessuno ci cascò, tutti però automaticamente assunsero l’espressione classica di chi compatisce il parente più prossimo del caro estinto, perdonandola. Poi si susseguirono varie persone sconosciute, e lei meccanicamente porgeva le guance, fingeva dolore, raccoglieva sentimenti. Arrivò il turno di un bel giovane, finalmente un viso fresco e giovane, doveva essere un nipote del caro estinto, lei con molta naturale inopportunità gli sorrise, palesandosi. Appena si fece baciare da quel giovane, per il quale fantasticò in pochi secondi notti calde di amore, si riprese, e continuò a passare in rassegna perfetti sconosciuti, rendendosi conto che, persona dopo persona, non aveva che la zia. Poi staccò la mente, e mentre si faceva riverire fantasticò del suo prossimo futuro, avrebbe liquidato la zia definitivamente, la zia premurosa quanto onesta e bigotta, attenta alle apparenze, guai se avesse saputo la sua verità, magari le avrebbe comprato una casa, poi sarebbe sparita da quel posto, e con i soldi del marito avrebbe vissuto ancora altre vite, sempre più felici, ormai aveva risolto finalmente i problemi, rischiando comunque parecchio, ma ne era valsa la pena. Erano state le 24 ore più pesanti di tutta la sua vita, era riuscita a soffocare il marito nel sonno senza lasciare evidenti segni sul collo, era una appassionata di telefilm, e il marito la prendeva in giro, ora non più, soddisfatta si riprese, e sorridendo continuò quel macabro rito in quella costosa chiesa, e non riuscì a smettere di sorridere, la gente andava via via scemando, rimaneva la zia, seduta su una panca, e due persone all’ingresso della chiesa, le venne un brivido di terrore, poi realizzò che il marito ormai era sigillato da zinco e rovere, e si calmò, magari erano dell’agenzia funebre, anche se vestiti di blu. Finalmente l’ultima probabile zia del caro estinto, erano finiti, dopo ore, i suoi parenti, rimase sola, e si rese conto di esserlo veramente, rigettava l’idea della zia, desiderava solo caldo, mare e uomini senza domande, per soddisfare finalmente la sua voglia di fisicità, quante volte ha desiderato di chiudersi dentro una palestra carica di uomini forti e muscolosi, e morire di piacere facendo l’amore, ma la scorta era selezionatissima, il marito premuroso quanto ricco, e il vizio delle telecamere piazzate ovunque faceva passare qualunque velleità a potenziali amanti. Rimase ancora sola, quei due personaggi non le si avvicinarono, era tra l’altare e la prima fila di banchi, sola, la zia si alzò e uscì, lei meravigliata fece per chiamarla ma si bloccò, quei due personaggi le si avvicinarono, i suoi sogni di mare e sole svanirono in uno sguardo, il più giovane presentò un tesserino, si qualificò come questo re della città, e presentò il suo collega, un magistrato, lei avrebbe pensato a una normale questione di sicurezza vista la fama del marito, ma no, che senso avrebbe avuto presentare il distintivo. Si sentì mancare, ma rimase presente a se stessa e a quei due, che con un tono cordiale la invitarono a seguirli, lei si irrigidì, chiese al questore perché, e dove volevano portarla, in chiesa il silenzio, il marito pieno di zinco rovere e corone di fiori, lei sola, nemmeno la vecchia zia con lei, un bisbiglio del questore, ‘Signora, le telecamere, suo marito in camera da letto ne aveva fatte piazzare sei.’ Fuori dalla chiesa mille parenti, non i suoi, ancora non sapevano che da quel giorno sarebbe nata una faida infinita per la spartizione di una corposa eredità.

 

Cesare

 

31 Gennaio 2017