Le scarpe

Racconti

23/01/2017

Le scarpe

 

La commessa arrivò con la sua consueta grazia, lui ricambiò il sorriso, la scelta delle scarpe era fondamentale per lui, e lei iniziava a capirlo, dopo che le prime tre paia erano state scartate con una velocità impressionante. Lui notò in lei un viso triste anche se nascosto in un sorriso dolce e morbido, lei aveva poco più di una trentina di anni, e non portava la fede, ma solo qualche anello, decisamente elegante, capelli biondi raccolti in un’educatissima coda, e un vestito elegante ma molto comodo, aveva delle bellissime scarpe con dei tacchi, non troppo alti, lui rimase ammirato, non lo avrebbe mai immaginato in un mestiere che costringe comunque a stare tutto il giorno in piedi, e a camminare. Non era la prima volta che acquistava scarpe e la aveva notata da tempo, unica commessa di quel negozietto di quella via decentrata rispetto al centro commerciale della città. Aprì la scatola di quel modello, glielo fece vedere prima ancora di levare interno e lacci, lui annuì, e solo dopo lei preparò la scarpa sinistra affinché lui la calzasse, lei la allacciò, lui in silenzio si alzò, e dopo aver fatto un paio di passi la guardò attraverso lo specchio basso, facendo un cenno con la testa che lei già conosceva bene, lei si chinò ancora, gli levò la scarpa e dopo averla riposta dentro la scatola sparì nuovamente in magazzino. Lui aspettò ancora, comodamente seduto nella poltroncina, il negozio era deserto, la proprietaria che solitamente stava all’ingresso, alla cassa, non c’era, la solita musica della radio locale era spenta, ma lui, nonostante notò queste cose, non si scompose, e aspettò. Lei entrò in magazzino e, dopo averlo quasi interamente percorso, prese un nuovo paio di scarpe, a caso, ma del suo numero, lei lo considerava uno molto triste, sicuramente solo, ma che aveva gusto, e sicuramente un passato importante, almeno come il suo, non aveva nemmeno quaranta anni secondo lei, ed era molto piacente, ben rasato, un taglio di capelli datato, che forse gli aggiungeva qualche decennio. I due non avevano mai scambiato frasi personali, si erano limitati solo alle uniche possibili dell’intero contesto, lei non lo considerava un seccatore, e nemmeno uno che e entrava in quel negozio per lei, rattristandosi. Quando arrivò con  le nuove scarpe lui sorrise di nuovo, e lei ricambiò, guardandolo come se fossero quasi finite le possibilità di trovare altre scarpe in magazzino, lui, infilando la scarpa disse: -Sono certo che esiste la scarpa giusta, e che sia in magazzino, lo so, lo sento.- E si tolse dal piede anche quella scarpa, scartandola, lei, come se la sua frase fosse del tutto normale annuì, e rispose:- Ne sono certa anche io, poco fa in fondo ho visto una scatola azzurra, ho la convinzione che quell’ultimo paio sia esattamente quello adatto-. Istintivamente lui calzò la sua scarpa sinistra, abbandonata durante le varie misurazioni, e insieme si incamminarono, dentro il magazzino, istintivamente si diedero la mano, e lo percorsero per tutti i mille chilometri, con mille sospiri, senza fatica, senza tempo. Parlarono di loro, si confidarono i segreti più intimi, scoprendo di essere sempre stati attratti uno dall’altra, e ricambiati, le scatole di scarpe diventarono colline, gli scaffali alberi verdi e rigogliosi, i loro passi ora calpestavano erba soffice e così verde da sembrare quella del giardino del re, dopo un tempo indefinito ecco la scatola azzurra, in fondo al loro cammino. Lei la prese e si accorse che dietro c’era un’altra scatola identica, di qualche numero più piccolo, il suo numero. Ognuno aprì la scatola corrispondente al proprio numero, al loro interno delle nuvole, soffici, morbide, calde, le infilarono ai piedi, e, di nuovo mano nella mano iniziarono a camminarci, i loro sguardi finalmente diventarono sereni, illuminati, salirono verso l’arcobaleno, e sparirono camminando nel cielo, insieme.

 

Cesare

23 Gennaio 2017