Il Calice

Racconti

19/01/2017

 Il calice

Lui le accarezzò i capelli, le dita scorrevano nel profilo morbido e profumato di quel taglio e di quel colore, e la sua bocca la baciava senza sosta, gustandone sapori e sensazioni, e spingendo la lingua in dentro e in fuori, aprendo e chiudendo gli occhi per riempire anche la vista di tanta estasi. La sua eccitazione rasentava il  dolore e istintivamente spinse il suo sesso nel suo ventre, come se non ci fossero vestiti, tremando in un brivido di piacere, e la guardò mentre la sua testa si rovesciò all’indietro facendo dei capelli una cascata di piacere. I suoi vestiti sparirono in uno sguardo, ora il suo corpo poteva scivolare finalmente in lei, la penetrò con un’inaspettata violenza sorprendendo anche se stesso, e si fermò in lei, guardandola e cercando di restare dentro quel bacio totale. Le cinse la schiena con le mani e spinse ancora, guardandola, poi lentamente ritrasse dal suo ventre il suo piacere, forzando la stretta delle sue gambe, che da quel momento ritmarono il calore. Gustò le sue dita, impazzite sul suo viso, succhiandole e assecondando un nuovo e differente amplesso, cercato con i sensi delle bocche, piacevole intermezzo in quel delirio caldo e coinvolgente. Sentì che doveva variare il ritmo, capì perfettamente dal tremare dei corpi che il delirio non avrebbe dato tregua, e iniziò una danza costante, lasciando andare anima corpo e mente, entrando così forte in quella donna come fosse musica, sentì la mente così calda che gli sembrava stesse prendendo fuoco, trasferì inconsciamente al corpo quel calore, e si riversò con gli occhi in quella donna, leggendone gli spigoli più bui, abbandonandosi a lei aprendole gli occhi, senza più lucchetti ormai. Guardando in quel piacere unico e vero, senza poter gestire un corpo ormai unico, riversò in se stesso e in quella donna la sua mente, il calore del piacere, la speranza di un futuro, e tremando senza dire, ma leggendo solo amore, unirono nel calice dei corpi anima e cuore.

Lei, con le mani tremanti, lo stringeva a se, estasiata dalle sue labbra e dalle sue dita, cercava di tirarlo a se più che riusciva, più che poteva, voleva sentirne l’eccitazione nel ventre, e iniziò un gioco di sfregamenti che portò la sua eccitazione a soddisfare la sua causa. Si sentiva un animale in quel momento, doveva avere quel corpo, in un istante non potè fare a meno di staccare le labbra da quel bacio e inarcò la testa all’indietro, strinse a se il bacino più possibile, pregustando in un calore umido il prossimo piacere. Levò i suoi vestiti lasciando solo carne e desiderio. In un attimo lo accolse dentro se, chiudendo le sue gambe intorno a lui per sentirlo e imprigionarlo in lei, le sue mani gli tenevano la testa, i suoi occhi erano sbarrati dal piacere così forte, così caldo, così potente. Lo sentì uscire, ma lo bloccò quasi alla fine, e riprese a stringerlo a se, lasciandolo scivolare ed espirando, ma solo per poi fare urlare i suoi muscoli mentre lo stringeva ancora a se. Le mani ora cercavano la sua bocca, sostituendosi alla lingua, segnando il suo viso e mimando una penetrazione con le dita, per pochi attimi diede una nuova musica a quel ritmo, smettendo di resistere e chiudendo entrambi gli occhi, ansimando, senza aria, nel respiro di quell’uomo. In un attimo lasciò le gambe andare libere di contrarsi, piegate al volere del piacere, e sentì i polmoni caldi di quel calore unico, che somigliava al magone dell’amore, e quasi senza fiato assecondò interamente l’anima a quel modo unico di lasciarsi andare, impotente ormai riuscì a sentire il sangue scorrere più caldo e più veloce, guardò quel viso e si lanciò in quello sguardo, libero, aperto, immenso, di purezza e verità, e iniziò a tremare anima e corpo. Il corpo che scuoteva con violenza quella mente, un corpo ormai unico, che esplose intorno all’uomo il suo volere, piacere caldo e umido, e il suo cuore, brindando a quell’amore, nel calice unico, in una sola anima, in un solo cuore.

 

Cesare

19 gennaio 2017