La replica

Racconti

12/01/2017

La replica

 

Arriva il calcio nelle palle e poi ci si rende conto, dopo aver detto di essere sempre se stesso, che quel se stesso cambia sempre e ad ogni situazione si modifica cresce o regredisce. Maledizione, quanto è volubile il genere umano, non c’è mai l’evoluzione che servirebbe, ma solo la volubilità, l’insicurezza, da quali retaggi nasce già lo sappiamo, siamo animali anche noi, e, pensa un po’, i più intelligenti. Io mi volevo lemure, o cigno, o bruco, non animale uomo, io mi volevo con un’intelligenza naturale, istintiva, animalesca. Invece sono nel mondo parallelo, devo costruire faticosamente delle solide basi per imparare, crescere, analizzare, e costringere un corpo chimicamente abituato a quella forza di gravità, a sottostare alle leggi di altri mercati, alle abitudini economiche che esistono a seconda di meridiani o paralleli. Ma peggio ancora, devo forzare la mente, chimica anche essa, a sopperire a lacune e retaggi di altri, insinuatesi senza filtri come se dovessero essere delle lezioni obbligatorie, dei gettoni per passare nello schema successivo, nel riquadro che segue, senza che nulla possa essere deciso autonomamente. E mentre l’animale animale nasce già autosufficiente, o al massimo i suoi genitori gli insegnano a cacciare, a sopravvivere, dandogli attente e complesse nozioni di caccia, mimetismo, oltre alla innata evoluzione che già li rende perfetti già appena nati, l’animale animale è soggetto solo a bizzarre variazioni climatiche, che sono le uniche che ne comprometterebbero la loro vita, io invece no, vivo nel momento genitoriale e societario in cui il cucciolo di uomo viene tirato su da una levatrice maledetta, che si chiama moderna società, che vede e non provvede, che trasforma emozioni semplici in complesse, che restituisce paure ataviche di una troppo lenta evoluzione, e trasforma la chimica in elettricità, e l’atomo accelera, e il corpo diventa stanco, di una stanchezza superata solo dalla stanchezza mentale, inconscia in tenera età.

Non voglio sottostare alle leggi di una società, voglio solo lasciare andare la chimica dove va, da sola, voglio le emozioni naturali, scevre da vincoli esterni, voglio restituire al mio inconscio la pulizia di quando ero seme, e non risentivo delle variazioni, sempre più forti, delle paure, del coraggio, delle esperienze degli altri, voglio essere la replica di un io di quel mondo reale e libero, voglio scappare da questo mondo parallelo.

 

Cesare

 

12 gennaio 2017