Lo strip

Racconti

09/01/2017

‚ÄčLo Strip

 

 

Decisero di mettersi in gioco, a quel punto della relazione entrambi avevano un naturale impulso ad approfondire, sviscerare, capire.

Presero un mazzo di carte e lo misero su un tavolino basso al centro della stanza, loro erano uni di fronte all’altra, su una sedia apparentemente comoda, le regole che avevano deciso erano semplici, la carta più alta poteva decidere, doveva decidere se porre una domanda alla quale l’altro avrebbe dovuto rispondere con estrema sincerità oppure decidere di far levare un capo di abbigliamento all’altro.

Erano ormai fidanzati da sette anni, ed essendo due persone molto mentali, più che approfondire e sperimentare pratiche sessuali, fecero insieme un percorso comunque molto interiore, che si rivelò preziosissimo per la loro relazione di coppia, sette anni passati felicemente, due dei quali di convivenza. Il classico ‘bagno in comune’ li spaventava tanto, e infatti decisero per delle regole semplici, nessuno sarebbe mai dovuto entrare in bagno con la porta chiusa, e considerando che erano grandi, avevano da sempre mantenuto quella costante abitudine di essere educatamente rispettosi, vedendo che altre coppie, ma anche loro in gioventù, avevano l’abitudine di ruttare, e ogni tanto anche altro, anche se per strappare qualche risata, decisero che mai avrebbero messo a repentaglio un amore così grande per delle sciocchezze da ragazzini, funzionò.

Negli anni della convivenza fare l’amore divenne sempre più interessante per entrambi, stare comodi e soprattutto poterlo fare in ogni occasione rese tutto molto più istintivo e naturale, mentre prima diventava una routine, e quando capitavano in vacanza insieme quasi un’ossessione, seconda solamente al loro desiderio di continuare ad amarsi alla perfezione.

Iniziarono il gioco, due carte a testa, come quando fuori piove, agli assi decisero di dare il massimo valore, eliminarono le figure, lasciarono otto nove e dieci.

Contemporaneamente girarono la prima carta, un sette di cuori per lei e un quattro di picche per lui, che commentò, ‘baule’, e aspettò la decisione della compagna, amica, amante, convivente, donna. Lei scelse di fare una domanda: ‘Mi vedrai sempre come mi vedi ora?’ Lui rispose: ‘Si, finché staremo insieme, insieme, si.’

Secondo giro di carte, ancora a lei la più alta, nuova domanda: ‘Io, come sai, desidero due figli, se fossi sterile, o lo fossi tu, prenderesti in considerazione di adottare dei bambini?.’ ‘No’ rispose lui, senza pensare troppo, e proseguì: ‘Io amo te, e non ho bisogno di dimostrare a nessuno che è così, e non mi sentirei frustrato dalla mancanza di figli, perché amo te, no, non vorrei mai in una famiglia nata da un amore così completo, vero, estremo, elementi fuorvianti, che troppo spesso sono dei tentativi di salvare dal declino le relazioni, se potessi fare del bene a dei ragazzi sfortunati, lo farò quando potrò.’

Tacitamente era come se dopo le risposte nulla potesse essere discusso, e proseguirono, guardandosi continuamente negli occhi, si conoscevano così bene, proseguirono, per lei un sei di denari, per lui un nove di cuori, immediatamente, come se lo aspettasse da tantissimo, le chiese di levare la gonna, e lei così fece. Nuovo giro di carte, di nuovo a lui la più alta, e ancora dopo, sempre a lui, che le fece levare gli slip e la maglietta. Lei sapeva che non era certo per guardarle il corpo, e iniziò  a pensare che le sue richieste avessero uno scopo che andava ben oltre il suo corpo, si rese infatti conto che automaticamente cercava con le mani di coprirsi, come imbarazzata, le parti più intime, senza sapere più quali fossero in quel momento.

Nuovo giro, questa volta lei estrasse la carta più alta, e chiese, senza minimamente pensare a fargli levare vestiti: ‘Perché mi stai spogliando?’ La domanda era lecita., nessuna regola, e la risposta arrivò con un attimo di ritardo: ‘Voglio vederti dentro, voglio capire dall’esterno come sei, voglio l’espressione dei tuoi occhi quando non avrai più nulla e sarai seduta di fronte a me, e dovrai rispondere solo con il corpo alle mie domande.’

Soddisfatta lei fece cenno di andare avanti col gioco, e la carta più alta la estrasse lui, che le chiese di levarsi le scarpe, lasciandola sulla sedia, nuda. Lei sottovalutò quelle richieste, era convinta che quegli anni passati insieme la avevano già messa a nudo in quella relazione, ma quando poi estrasse lei la carta più alta si rese conto di essere in totale imbarazzo, non riusciva a chiedere, non sapeva cosa chiedere, perdendo sicurezza, ma alla fine decise: ‘cosa pensi di me?’

La domanda poteva sembrare banale, ma non per loro, lei per un attimo diventò più forte tra i due, in quella che era diventata silenziosamente una guerra fredda senza vincitori ne vinti, e lui infatti valutò la risposta, e prese del tempo, e poi rispose: ‘Sei la donna della mia vita, hai tanti pregi, hai pochi difetti, sei onesta ma non buona, sei dolce ma non accomodante, penso che tu sia la giusta dose tra razionalità e amore, in un miscuglio ben dosato, riesci a rendermi sereno e felice allo stesso tempo, ma hai ancora qualche lato oscuro, e quel lato oscuro mi spaventa, mi preoccupa, penso anche che uno dei tuoi difetti principali sia quello di sviscerare, quasi ossessivamente io super io ego e inconscio di coppia, ma sono qua, perché ti amo, andiamo avanti.’

Lei, che credeva in quel frangente di essere in ‘vantaggio’ tra i due, rabbrividì, e si sentì ancora più nuda, ora però lui avrebbe dovuto fare domande, visto che era già nuda.

E fu quasi sollevata quando lui estrasse la carta più alta, ma lui, senza battere ciglio le chiese di rasarsi i capelli, e accentuò la domanda dicendo:’Levati tutto quello che mi può fuorviare, non voglio estetica, non voglio trucco, ne profumo.’

Lui le portò il suo rasoio elettrico e delle forbici, lei tagliò, rimanendo sempre più nuda, e rimase vestita della sua mente,  realizzò di essere vestita dell’amore che provava nei suoi confronti.

Nuova carta, sapevano quando sarebbe finito il gioco, entrambi se ne sarebbero resi conto, a lei la più alta, e lei senza pensarci nemmeno chiese: ‘Mi sposi? Oggi’?

Lui rispose subito:’Si’.

Il gioco finì. Da adesso avrebbero continuato ad essere seri anche giocando.

Si sposarono. E non smisero di amarsi, mai.

 

Cesare

 

9 Gennaio 2017