Irrealtà virtuale

Racconti

03/01/2017

Irrealtà virtuale

 

Un ‘bip, subito dopo un leggero rumore di ventola, nel silenzio, un respiro costante, regolare, Daniela aveva appena acceso il suo computer portatile, lo schermo, lentamente, s’illumina e, sempre lentamente, appare il logo, colorato, la finestra si completa con i campi d’inserimento, rumore veloce di tasti, Login e Password sono brevi e il tasto invio le apre un mondo che ben conosce, un’altra volta, un altro giorno, poche icone nel suo desktop, tra quelle classiche anche quelle dei social, porta il cursore subito su un’icona in basso a destra, la più vicina, un sospiro, Daniela si gira verso la porta dello studio, aperta, sente in lontananza la televisione accesa, il suo fidanzato è immerso in un film, click.

Il respiro aumenta d’intensità la piccola finestra della chat si apre in basso insieme alla pagina, il suo viso, nessun messaggio, un’occhiata rapida agli ultimi post della gente, ad alcuni eventi, mentre considera quel tempo perso, delusa, riduce ad icona e si spinge indietro con la schiena sulla poltrona, vedendosi riflessa nello schermo del computer, si trovava molto carina, un bel viso che, solo in quel momento, e in pochi altri, non era dolce, capelli mossi, sulle spalle, e un corpo desideroso di attenzioni.

Si considerava una donna grande, ma i suoi anni erano dentro la sua esperienza, senza tempo, senza età, si sentiva da un po’ di tempo una donna completa, in ognuno, pensava, manca sempre qualcosa per essere tutto, e lei in quel periodo era tutto, era riuscita a raggiungere livelli di grazia impensabili, grazie a lui, ma lui, adesso, non c’era. Mannaggia. Non avevano un appuntamento fisso, non serviva, la sua disponibilità dipendeva dal tempo che riusciva a trovare, aveva sempre evitato di usare lo smartphone per rispetto nei confronti del fidanzato, ma il computer era un ottimo mezzo, e si poteva usare anche a lavoro.

Daniela lavora in una piccola fabbrica di infissi, i soliti soci amici che spesso bisticciano, il suo lavoro di smistamento pratiche, acquisizione di preventivi e tanto altro, non le rendeva merito. Spesso pensava che degli occhiali le avrebbero regalato l’icona classica della segretaria, e quando lo pensava mimava la camminata e sculettava per l’ufficio, non vista, era troppo timida per apparire, era troppo fragile in quel contesto, era troppo fragile.

Riaprì la chat, controllò l’ultimo messaggio, lo aveva scritto lui, ‘esco amore’, lo rilesse, sorridendo, e subito fece una smorfia, pensando, ‘ma dove sei’, allora fece scorrere i vecchi messaggi, sorrise leggendo la conversazione della mattina, un delirio di cuoricini e dei racconti buffi della giornata che lui aveva trascorso a lavoro, i suoi colleghi, il suo capo, erano tutti personaggi reali per lei, lui riusciva a descriverli così bene che sembrava li conoscesse da sempre, e anche lui, era così vero, dietro quello schermo, era pazzesco quello che le era successo, che le stava succedendo, sorrise, ma subito spense il computer, e andò sul divano, nella penombra riuscì a nascondere il suo viso triste al fidanzato, provò a guardare il film con lui, ma poi cambiò idea, lo accarezzò, lo convinse silenziosamente a spegnere e ad andare a letto, e fece l’amore con entrambi, lei venne subito, immaginando altre mani e altri sguardi, altra bocca, altro corpo, poi fece venire lui, e il fidanzato, chiudendo gli occhi e immaginando la sua felicità di quell’orgasmo, si addormentò subito, il fidanzato, nel letto, innamorato, la strinse a se. Se solo lui fosse stato al computer, pensò addormentandosi.

La mattina si alzò leggermente agitata, ma sicuramente avrebbe chiarito, lui le mancava da impazzire, doveva leggerlo, ascoltarlo, e la sera prima non era riuscita, magari lui non ha potuto, eppure lui usa lo smathphone, il nervosismo aumenta, si prepara velocemente, esce. Fa freddo, anche dentro, accende la macchina e parte. Durante il percorso, come spesso fa, immagina di vederlo, eccolo, è lui, vestito di blu, poi lui diventa un altro con il cappello, poi quello in divisa, ma oggi non la diverte, realizza che in realtà ieri lei non gli ha nemmeno lasciato un messaggio, e se ne pente, e nemmeno lui, magari ha pensato che io fossi con il fidanzato impossibilitata ad accendere il PC, si, sicuramente è così, anche se lui quando deve salutare, scrivere, lo fa senza problemi, stava per arrivare a lavoro, avrebbe avuto le sue risposte.

Pochi scalini, l’ufficio già aperto, accende la ciabatta e subito l’interruttore del Computer, bip, bip, intanto lascia la borsetta sulla scrivania, la sposterà poi, si siede, saluta un paio di persone che, come ogni giorno, sgabuzzando dalla porta del suo ufficio le sorridono e la salutano, saluta uno dei due principali che non le risponde, rapidamente login e password, poi il desktop del computer, identico a quello di casa, con qualche icona di programma di lavoro in più, click, il loro ultimo social, quello dove si può scrivere senza apparire presenti, il loro ultimo mondo, la loro nuova alcova, il loro tappeto volante. Nulla, nessun segnale, sempre l’ultimo ‘esco amore’, allora punta il cursore nel campo di digitazione e scrive ‘ciao amore, ma dove sei, mi manchi’ e riduce a icona la finestra, quando lui risponderà il Computer la avviserà discretamente. Delusa va al distributore di bevande per il suo caffè, conversa con un operaio senza e tornando nel suo ufficio non sa nemmeno di cosa hanno parlato, sta incominciando a innervosirsi, preoccuparsi, stare male. Ripercorre mentalmente i loro ultimi due, tre giorni, cercando qualcosa di anomalo, ma nulla, il loro ultimo brutto screzio era già stato dimenticato, e risaliva a mesi addietro, allora pensò alla fortuna che aveva, erano già alcuni anni che si amavano, che facevano l’amore, che lei riempiva la sua vita con la sua presenza, sospirò, si gettò sul lavoro, ma con la mente a lui.

Un brutto pensiero, dopo qualche ora, le venne alla mente, che davvero lei avesse sbagliato a non incontrarlo, poi, sicura di se, lo scacciò via, la sua relazione, era il completamento della sua vita, di quella con il fidanzato, e non avrebbe avuto senso metterla a rischio, ridusse quel pensiero ad un quesito minore, davvero non mandargli la sua foto continuava a non essere una buona idea? L’ultima volta che lui ha chiesto, disperato, di vederla almeno in foto, lei si chiuse nel suo solito no, che questo lo abbia logorato, lo abbia allontanato magari inconsciamente, no, non era possibile, il loro amore era così totale, impensabile una cosa simile, ma dove era adesso, riaprì la finestra della chat come se stesse sollevando il tappo della sua gabbia come se avesse la certezza di vederlo. Nulla. Proseguì la mattinata nervosa, adesso era preoccupata, la pausa pranzo non la aiutò, non toccò cibo, era costretta ad aspettare, non era mai successo, era completamente a disagio. Il pomeriggio passò nervosamente, un altro messaggio lasciato in quella chat, ‘mi sto preoccupando amore, ma che succede?’ poi lei andò via dal lavoro, sempre più preoccupata, amareggiata, sofferente.

La sera, a casa, cucinò per distrarsi, al computer c’era il fidanzato che finiva alcuni lavori, non poteva sapere se lui avesse scritto, non avere nemmeno scambiato il numero di telefono si rivelò un altro imperdonabile errore, pensò, ma poi si tranquillizzò, se lui fosse una persona cattiva, se lui fosse un cercatore seriale di donne in rete, se lui fosse… poi si strinse le mani sulla faccia, e pianse in silenzio, le mancava così tanto, da impazzire, aveva necessità delle sue parole, di sentirlo, di fare l’amore con lui, singhiozzando girò il sugo, tappò la pentola della carne, e iniziò ad apparecchiare, volando per un attimo con la fantasia, immaginando di apparecchiare per lui, sperando che la cena fosse di suo gradimento, e certa che la giusta dose di vino li avrebbe spinti a fare l’amore come mai lo avevano fatto, stappo una bottiglia di rosso. Si raggelò, come era possibile provare tante sensazioni, la sua risposta era: l’amore. Solo l’amore poteva tanto, e, si, lei era innamorata alla follia. Per un attimo, il tempo di finire di apparecchiare, considerò che forse lui non era così innamorato come  le diceva, non si spiegava in altro modo quel maledetto silenzio, quasi un giorno ormai. Sentiva i polmoni scaldarsi, aveva un magone così grande che non sarebbe certo riuscito a nasconderlo al fidanzato, lo chiamò per la cena. A fine pasto lui sparecchiò, poi la abbracciò e le chiese che avesse, lei rispose, dolce ma fredda, che era solo molto stanca. Il divano non la aiutò, la televisione nemmeno, e avvicinarsi al computer e costatare che lui non aveva ancora risposto la mandò in una nuova dimensione, mai raggiunta, mai nemmeno immaginata, stava male per un amore che aveva deciso di portare avanti, e che, maledizione, era riuscita a devastarne l’anima, la mente, il corpo, cosa stava succedendo, perché lui non c’era più, e dove era. Andò a letto e per quasi tutta la notte cercò spiegazioni, ma si rese solo conto che lei era stata nei suoi confronti così ermetica che se per caso lui avesse trovata un’altra più interessante, forse, sarebbe scappata con quella. No. Non era possibile, lui la riempiva di fotografie, era fidanzato ma non innamorato della fidanzata, aveva due figlie dal primo matrimonio, cavolo, che fosse in qualche modo incastrato da qualche vicenda legata alle figlie, e in quel momento le vide, e nel buio di quella stanza, con il suo fidanzato ancora alla televisione, illuminò la stanza di quel ricordo, una delle prime foto che lui le mandò, le sue figlie, che belle. Poi si rigirò, e piangendo lo chiamò in silenzio, disperata, dove sei, dove sei amore, sto male, aiutami, mi sembra di impazzire.

L’indomani arrivò al computer, a lavoro, in condizioni pessime, velocemente aprì la chat, niente, ancora niente, che lui la avesse presa in giro per tutti questi anni, ma che senso avrebbe avuto, e si complimentò per aver mantenuto il suo anonimato, per poi rendersi conto che proprio lui una volta le disse che non avrebbe mai voluto il suo indirizzo, un suo recapito, e che lei aveva un nome, un cognome, un Nick, mentre lui aveva solo un nome, per giunta falso, e che anche se fosse stato vero lui non avrebbe mai potuto rintracciarla, si complimentò amaramente, maledicendo se stessa, poi si rasserenò, aveva il suo fidanzato, era lui più importante di tutto, forse non si sarebbe mai sposata, ma lui la amava, la amava così tanto, si alzò, andò a prendere un caffè, nervosa, pensando che lei amava lui. Da impazzire, da morire.

Sedendosi al computer aprì il browser, digitò il suo nome e il suo cognome nel campo di ricerca, per primi alcuni profili facebook, due, nulla, poi a seguire il suo nome sulle pagine bianche e ancora no, non era lui, il terzo risultato era quello delle immagini, lo aprì velocemente, che fosse li, vide più volte lo stesso ragazzino, altre persone che non erano lui, non erano le foto che lei aveva di lui, non era lui, no, ma continuò a scorrere la pagina, alcune immagini di pubblicità, altre cose inutili, passò alla seconda pagina ma senza nessun riscontro, lui, che era ovunque sui social, non esisteva su google, rabbrividì, rendendosi conto che in quel momento si stavano aprendo mille possibilità, mille risposte ad una sola domanda, lui, chi era? Chiuse istintivamente la pagina di ricerca del browser, come se potesse in quel modo difendersi da tutte quelle facce che nonostante avessero il suo nome e cognome, non erano lui, ma forse anche per difendersi da lui. La giornata, lunghissima, sembrò non passare mai, a metà mattina andò in bagno, e chiudendo la porta le vennero in mente tutte le volte che lei, e lui, avevano fatto l’amore la dentro, lui aveva il potere di possederla, farla sentire donna, farle raggiungere estasi così forti da farle tremare anima e corpo, si sedette e pianse, pianse con il cuore, pianse quasi singhiozzando ad alta voce, dove era, perché non c’era, sarebbe riapparso, si, doveva riapparire, anche lui era innamorato, anche lui. Si fermò finché qualcuno non cercò di entrare nel bagno, era abbastanza serena in viso quando uscì, nessuno le chiese nulla, il ritmo di lavoro era frenetico per tutti, solo lei era sulla scrivania, nella sua staticità, dietro quel computer, difesa da mille accorgimenti informatici che capiva con difficoltà, difesa da tutti con il coltello del non rivelarsi mai, non apparire, ma con il terrore che qualcuno bravo in informatica avrebbe potuto, forse, violare qualunque sua intimità. Si tranquillizzò solamente all’idea di non aver mai ne accettato fotografie spinte, lui qualche volta, soprattutto quando facevano l’amore, aveva provato a chiederle se poteva inviargliele, né tantomeno di averne mandate lei a lui, né dal computer del lavoro, né da quello di casa, e respirò un po’ più serena quando riconsiderò l’anonimato dei suoi account, con solo dei Nick, senza mai far apparire nome e cognome, anche la sua mail era tanto anonima quanto accattivante, ma non rendeva assolutamente nulla della sua identità. Anche in ufficio non appariva nulla, il suo lavoro non prevedeva firme, al telefono era solamente Daniela, senza età, senza espressione, solo una voce molto professionale, no, non era mai apparsa nemmeno nei software di lavoro.  Tornò alla sua scrivania, aprì la finestra della chat e scrisse: ‘non mi piace questo scherzo, sono terribilmente preoccupata, e mi manchi da morire, ti prego, dammi un segno’. A fine giornata spense il computer, si sentiva sola, si sentiva vuota, lui le riempiva ogni istante, e gli istanti ora si stavano dissolvendo nella paura.

Rientrata a casa si preparò con calma, un’uscita con le amiche, non aveva voglia di andare in piscina, stava anzi, pensando di iscriversi in un maneggio, ma non erano certo quelli i giorni in cui avrebbe fatto scelte simili, non vide nemmeno il fidanzato, uscì prima, e si trovò con le amiche per un aperitivo, una delle sue amiche, e lei lo sapeva bene, riusciva a vedere le cose, sapeva già prima, aveva una dote, e cercava continuamente di non averla, sperava di non usarla, che fosse sempre una coincidenza tutto, ma non fu così, quando la vide le chiese immediatamente che cosa fosse successo, perché avesse quella faccia e chi la stava preoccupando, l’altra amica viste le incalzanti domande la abbracciò come per difenderla, Daniela iniziò a piangere, ma non riuscì a raccontare nulla, l’amica non chiese più, passarono una serata diversa dal solito, anomala e silente, lei si rese conto di quanto fosse stravolta da quella situazione, e quanto avrebbe voluto risolverla definitivamente, a quel punto, anche troncando del tutto ogni contatto, poi rabbrividì, lui lo stava già facendo. Tornò tardi a casa, i consigli delle due amiche erano semplici, anche senza approfondire erano molto scontati, considerare tutto, nei minimi dettagli, e valutare le possibilità che ogni singola considerazione avrebbe offerto, così si ripromise di fare. Rientrando accese il computer quasi maniacalmente, nulla, nessun messaggio, credendo di reggere ancora s’infilò nel letto, senza piangere, il fidanzato la sentì sotto le lenzuola e la abbracciò, era caldo, lei si attaccò a lui, di spalle, e così, piano piano, lui la prese, lui venne dopo un po’ di tempo, lei no, nessuna domanda, nessuna risposta, si addormentarono. L’indomani non avrebbero lavorato, era già in programma vedere una casa al mare, come ogni anno la avrebbero affittata per le vacanze, una decina di giorni lontani dal caos cittadino, le sue ferie, tanto temute, ma forse questa estate sarebbero state diverse, lei e il fidanzato partirono a mezza mattina, lui guidava tranquillo, lei era immersa nelle sue estati con lui, estati in cui lei e lui dovevano limitare assolutamente le loro comunicazioni, in vacanza lei non portava mai il computer, e il fidanzato lo stesso, quindi diventava triste e in realtà sperava sempre di trovare il modo di comunicare, lui, paziente, la aspettava, era sempre rassicurante, fiducioso, innamorato, una volta quasi si fece scoprire, una delle due amiche era passata a trovarla e aveva con se un tablet, lei quasi istintivamente lo contattò, pochissimi minuti, minuti che la ripagavano dell’attesa, il fidanzato senza nessuna malizia in un attimo in cui lei era assorbita da mille pensieri, incantata dalle sue parole, le prese dalle mani il tablet, lei urlò, e senza nessuna scusa plausibile mentì, strappando di mano le prove del suo delirio dalle mani del fidanzato, chiudendo velocemente chat e finestre compromettenti, e porgendolo al fidanzato, ‘ho finito’ gli disse, un lungo imbarazzo per tutti, lei si ripropose di non commettere più errori simili, l’amica sdrammatizzò, erano già passati tre anni da allora, avevano dimenticato l’episodio, ma forse come non lo aveva dimenticato lei, non lo aveva fatto nemmeno il fidanzato. Arrivarono nel solito complesso residenziale, un paradiso immerso nel verde con pochissime casette a schiera, una breve contrattazione con il padrone di casa, non era cambiato nulla, stesse condizioni, stesso periodo, si strinsero la mano, era tutto come l’anno passato, a parte che probabilmente lui non ci sarebbe stato, nel viaggio di ritorno immaginò la sua vita senza lui, e considerò che prima di conoscerlo era comunque viva, poi si rassegnò, si, era viva, ma non come lo era da quando lo ha conosciuto.

Quel sabato passò così velocemente che si ritrovò alla domenica mattina, sveglia prima del fidanzato accese il computer, solite veloci operazioni, e nulla. Analizzò allora le varie possibilità, seguendo il consiglio delle amiche.

La più probabile era che lui si fosse completamente disinteressato a lei, quel rapporto a distanza e il sesso virtuale forse lo avevano stancato, ed il migliore metodo per interrompere quella relazione  probabilmente era quello di sparire così, ma allora quel messaggio, il suo ultimo, lasciava solamente spazio per il suo ritorno, oppure lei pensò che così scrivendo gli avrebbe regalato una calma relativa, senza appunto preoccuparla, quindi considerò la sua esistenza intera reale, vera, e il loro incontro su internet casuale, quindi la sua famiglia e i suoi racconti, comprese le sue foto, rimanevano assolutamente suoi, palpabili come palpabile era lui quando facevano l’amore, ripercorse le volte in cui a lei piacque di più in assoluto, e si fece venire dei brividi, ma senza andare oltre, lei non riusciva a venire da sola senza lui, e questo diventò una conseguenza del suo amore, loro due mentalmente erano una sola cosa, riuscivano a capirsi in un istante, da quello che scrivevano, dalle sole pause, da quello che non scrivevano, erano così uno dentro l’altra che sembravano essere sempre stati insieme, una sola cosa. Quindi quella possibilità vanificava anni di un rapporto così intenso, o forse lo amplificava, lei ricordò una cosa che lui le ripeteva spesso, una volta gli aveva detto che quando si fosse trasferita per convivere col fidanzato, la loro relazione sarebbe finita, lei negò più volte ma senza troppa convinzione, accettando poi la sua dichiarazione, quindi c’era anche la possibilità che lui la abbia lasciata libera nella sua relazione reale, come diceva spesso, perché facesse dei figli, e si restituisse una vita normalmente reale. Poi, terrorizzata, si rese conto di non aver preso in considerazione la possibilità che quel suo amore potesse crescere, aumentare a dismisura, e che lei non riuscisse davvero a fare a meno di lui. Riassunse mentalmente quella possibilità, negandola però a se stessa, con la convinzione che quel suo ultimo, ‘esco amore’ fosse reale in una realtà reale e non virtuale, si, lei e lui si erano sempre toccati, l’anima, la mente, il cuore, e lei non aveva bisogno della sua fisicità, non era necessaria. Poi si gettò sul divano, e disse a se stessa che forse era lui che ne aveva bisogno, chiedendola lecitamente, come lui stesso dichiarava, ma poi finiva sempre con la solita frase, ‘ti rispetto più di quanto ti amo’, e lei considerava una forma assoluta di amore già soltanto questa dichiarazione. Quanto avrebbe voluto vederlo, guardarlo, abbracciarlo, e soprattutto quanto avrebbe voluto che lui vedesse lei, finalmente, per regalarle quelle sensazioni uniche che mancavano, ma da quasi subito evitò, sapendo irreversibile quell’incontro, scappando, fuggendo, correndo più veloce del dolore e del destino. Ma ora che aveva chiuso il destino fuori, il dolore era dentro lei, chiuso a doppia mandata, ‘maledizione’, urlò su quel divano, ‘maledizione’. E poi in silenzio si fece guardare da una televisione che non trasmetteva nulla di quello che lei avrebbe voluto.

Poi vagliò un’altra possibilità, che lui fosse una persona grande e matura era evidente, non poteva essere un ragazzino, ma magari era uno sfigato, uno storpio, uno senza una vita sociale, anche se era uno maledettamente bravo con le parole, e con il computer, o magari era una lei, ma se era un a lei, conosceva perfettamente il mondo femminile, e decisamente bene quello maschile, qualche volta le venne in mente che lui potesse essere il suo fidanzato, in realtà il fidanzato aveva sempre lo smartphone in mano, ma non avendo mai avuto nessun social, immaginava usasse frequentemente whatzapp, e glielo confermava, per lavoro, con la sua famiglia, tra i loro amici, quindi lei regolarmente escludeva quella possibilità, loro erano fidanzati da tanto e solo da poco avevano scelto di convivere, no, lui e il suo fidanzato erano due persone differenti. Era una lei? Per un attimo immaginò l’incontro, lei e lei, immaginò che lei si presentasse educatamente e si scusasse per non avere avuto il coraggio di dirle che era una lei, attratta fortemente, e si lasciò andare solo un istante alla possibilità che amare una lei, anche se considerandolo da sempre un lui, sarebbe anche potuto essere normale, visto poi che lei/lui erano così maledettamente da amare. S’immaginò allora con lei, quella domenica sul divano, e chiudendo gli occhi la baciò, come mille volte aveva fatto con lui, le aveva, gli aveva rivelato di non riuscire a raggiungere l’orgasmo con la penetrazione solo pochi mesi prima, e da quel periodo le cose tra loro erano migliorate notevolmente, dopo la loro ultima crisi, avevano infatti iniziato a eliminare sott’intesi e imbarazzanti verità, lasciandosi attraversare completamente uno dall’altra. E in quel momento era una lei che le stava baciando il viso, le labbra, gli occhi e le passava le dita tra i capelli, si eccitò a tal punto che, certa di non essere scoperta, raggiunse in pochi minuti un orgasmo così potente da farla quasi urlare, e soffocando l’urlo si vide da fuori, con la sua amante, con la sua amata, completamente coinvolta, questa volta il sapore delle sue dita sapevano di donna, non più di uomo. Chiuse gli occhi, non pianse, ma considerò comunque che il sui amore per lui, o per lei, fosse così assoluto che le facesse perdere completamente la testa, il controllo, aveva dato la sua anima in quell’amore, stava patendo le pene dell’inferno, mancava così tanto, le sue parole, le sue delicatezze e le sue crude verità, i suoi silenzi interrotti solamente dalle sue più dolci attenzioni, valutò tutta la mattina la possibilità di scappare da quel suo mondo relativo, per incontrare l’unica ragione violenta della sua esistenza, lui, il suo amore, o lei, sempre il suo amore, unico ed eterno, e sorrise da sola quando ripensò alle sue parole, un amore così eterno, che durerà per le prossime mille vite. Quando lui diceva così lei rispondeva che le sarebbe bastato essere amata da lui anche solo in questa vita, entrambi si giuravano continuamente amore eterno. La giornata passò velocemente, doveva arrivare a lavoro lunedì senza patire troppo, magari lui le aveva già risposto, ma non poteva rischiare di accendere il computer. La notte lui cercò un approccio, voleva fare l’amore, lei, per la prima volta, si negò, lui le chiese come mai questo malumore da qualche giorno, lei lo baciò, dicendogli che se non se ne fosse accorto, sarebbe stato gravissimo per lei, era uno dei motivi principali che la portava a continuare a stare con lui, poi gli disse di non preoccuparsi, che sarebbe passato presto, si addormentarono, lui non la abbracciò come quando facevano l’amore, anzi, si girò dall’altra parte, lei pianse un po’ anche per il fidanzato, si sentì dannata, maledetta per non aver la serenità, eppure fino a pochi giorni prima si sentiva così amata, completa. Non dormì.

Lunedì accese il computer a lavoro immediatamente, solite operazioni automatiche e nulla, solo la sua ultima frase indirizzata a lui, allora, disperata, scrisse il suo numero di telefono nel campo di scrittura della chat e inviò, senza pensarci, poi ancora più rapidamente aprì il campo delle immagini e ne cercò una che le piacesse, e la inviò, poi scrisse ‘amore sto impazzendo e sono preoccupata, chiamami’. Chiuse la chat, la finestra e aprì il programma di lavoro, tremava, come una foglia, aveva fatto forse un errore gravissimo, aveva lasciato il telefono, il suo unico numero, quello storico, e soprattutto gli aveva mandato una fotografia, o forse aveva fatto benissimo, forse sarebbe apparso finalmente, e comunque non aveva più altre alternativa, stava troppo male per continuare in quel delirio e nell’incognita che lui non tornasse più, doveva osare, e aveva deciso, avrebbe lasciato il fidanzato, si, era così sicura che lo avrebbe fatto, se solo lui fosse tornato, e anche se non fosse tornato. Nella sua coerente follia di quell’amore aveva deciso, nel momento stesso che inviava il numero e la foto, di lasciare il fidanzato, non meritava tanta pena e lei, non ne era innamorata, e lei non faceva l’amore con il fidanzato, ma con lui si, assolutamente e solamente con lui. Iniziò a tremare, riaprì la chat, sapendo che non c’erano spunti di lettura e quindi non avrebbe saputo mai se lui controllava regolarmente la chat, la richiuse, lavorò per un paio di ore prendendo alcuni caffè, nervosamente. La chiamò il fidanzato, lei rispose e scoppiò a piangere, le disse che non sarebbe tornata a casa stasera, che non se la sentiva più di andare avanti in quella relazione, di perdonarla, e sempre in lacrime chiese scusa altre volte e chiuse la telefonata. Era sola. Sola ma risoluta, non voleva che amare lui, non poteva ancora prendere in giro il fidanzato, non doveva, ma adesso era sola, e finalmente libera di amare. Il suono del messaggio di whatzapp, non personalizzato, la fece scattare verso il telefono, ‘ciao amore’ lesse, iniziò a tremare, era lui, lei scrisse tremando; ‘mi hai fatto morire di paura, paura di perderti, hai un sacco di cose da spiegarmi sai’ quasi sdrammatizzando e cercando di rimanere tranquilla, calma. Vide nella chat dello smarthphone che lui stava scrivendo, e aspettò, di colpo apparse la scritta ‘Passo a prenderti stasera quando esci dall’ufficio, se mi vorrai dire dove Daniela’, lei rispose dopo avergli scritto il suo indirizzo; ‘Certo amore, ora sono solo tua, più tua di sempre, ho appena chiuso con il mio fidanzato.’

‘Lo so’

Rispose lui, e lei, leggendo terrorizzata quelle due parole, si rese conto di aver sbagliato tutto, maledetta irrealtà virtuale.

 

Cesare

3 - 17Gennaio 2017