Il combattimento

Racconti

30/12/2016

Il combattimento


I due nemici si studiavano, muovendosi lentamente e formando un cerchio, un po’ verso una parte, un po’ verso l’altra, se entrambi avessero aperto le braccia tenendosi le mani, avrebbero regalato un sorriso a Giotto e uno a Leonardo, la perfezione dei loro corpi, scolpiti da troppe ore di esercizi ed esperienze, era perfetto. La stessa altezza, lo stesso peso, in bianco e nero sarebbero sembrati gemelli, la testa rasata per evitare che il sudore possa andare negli occhi, si distinguevano solo dai pantaloncini, aderenti, luminosi, di diverso colore, Yu li aveva arancioni con una vistosa striscia nera, Qu invece verdi, quasi fluorescenti, con due strisce sottili gialle. I nomi di battaglia erano studiati a tavolino, sapevano che sentirsi incitare con un nome lungo avrebbe dimezzato la loro carica, due lettere ripetute all’infinito invece avrebbero scientificamente avuto un effetto di gran lunga migliore.
Era la prima volta che si incontravano e le regole non erano diverse dalle altre volte, non esistevano, solo il vincitore avrebbe potuto decidere sulla vita del perdente, anche se raramente accadeva, nessuno uccideva più, era una lotta tra menti, sportiva e onesta, nulla di animalesco a parte l’istinto di prevalere sull’avversario, mai perso nel DNA umano.
Ma l’incognita di poter morire, o la possibilità di poter uccidere rendeva ogni combattimento unico, per avversari e pubblico.
Uno scatto di Yu, che in una frazione di tempo, abbassò la testa e la risollevò lasciò apparentemente interdetto Qu, che istintivamente fece mezzo passo indietro, quello era l’effetto che doveva sortire e in quello stesso istante Yu spinse in avanti il braccio, le sue dita dovevano raggiungere uno spazio tra le costole dell’avversario. La tensione del bicipite, snello e ben tornito, si vedeva e si sentiva, Yu aveva appena ritratto il braccio ed ora osservava il suo nemico, si guardò il muscolo, colpito rapidamente, non si era accorto della velocità con cui è stato spostato il suo intero braccio dal colpo di Qu, impedendogli di sferrare il suo.
Il suo nemico era davanti a lui, la distanza era perfetta, nemmeno un metro, ma mentre lui ora offriva il corpo lateralmente, per regalare meno superficie, Qu restava simmetricamente davanti a lui, senza però ostentarsi, senza essere spavaldo, le sue braccia invece si muovevano quasi in contemporanea, parallele, Yu si sentiva ipnotizzato, non aveva mai avuto la certezza della vittoria, e adesso la metteva ancora di più in discussione.
La sicurezza però era il perno del loro carattere ed era sempre stata quel punto in più che li ha fatti arrivare fino in fondo, in quella competizione estrema che aveva raggiunto ora il suo massimo livello.
Quante ore di meditazione, quanti anni di meditazione, quanta esperienza avevano accumulato, avevano anche ucciso, si, avevano la completa esperienza dei guerrieri, avevano la consapevolezza che tra uccidere o morire la differenza era troppo poca, il colpo tentato da Yu in mezzo alle costole dell’avversario sarebbe stato devastante per cuore e polmoni, e solo un avversario come Qu avrebbe resistito, senza morire, ma avrebbe avuto vita facile nel caso fosse andato a buon fine, immobilizzarlo dopo il colpo gli avrebbe regalato un’istantanea vittoria, e sicuramente non lo avrebbe ucciso. Ma il bicipite adesso iniziava a fare male, nonostante le ore di autocontrollo e di controllo del dolore.
Probabilmente Qu aveva avuto solo una reazione istintiva, pensò, anche se arrivare a quel livello voleva dire essere almeno al suo pari.
Minuti, interminabili, i due sembravano studiarsi ancora, rispettarsi ancor di più, Yu indietreggiò e Qu fece lo stesso, mezzo metro indietro praticamente in contemporanea, Yu aveva vinto mille combattimenti, lui studiava costantemente i movimenti dei muscoli degli avversari, anticipando sempre le loro mosse, ma Qu non faceva mosse, distraendolo non poco, perché tornava indietro anche lui, se lo chiese, ma decise di aver bisogno di altro tempo.
Il pubblico rimaneva ammutolito, in un silenzio irreale, in un’arena colma, dove solo i respiri dei due avversari avevano forma e colore, nemmeno durante il primo tentativo di Yu ci fu un solo fiato, la speranza di quel pubblico non era la visione finale della morte, ma la battaglia sportiva fine a se stessa, quanta attesa per ogni battaglia, e quella era l’ultima, il massimo mai raggiunto, nessuno voleva perdere un solo istante di quello scontro.
Accadde tutto in pochi istanti, Yu vide i muscoli dell’avversario in uno stato di stasi, di calma, quasi fossero rilassati, senza caricare sulle gambe per non regalare quel tempo all’avversario scattò in avanti, decidendo di portare prima entrambi le mani dentro il torace dell’avversario, per poi continuare con gambe e piedi la sua mossa finale, aveva sempre funzionato, Qu fece due movimenti, due soli movimenti, Yu arrivò a pochi centimetri dal corpo di Qu, le sue dita però erano già frantumate, i palmi delle mani di Qu si erano subito irrigiditi e avevano bloccato le dita delle due mani di Yu, ritirandosi nello stesso istante in cui avevano spezzato in mille pezzi le dita del nemico, tanto che Yu nemmeno si rese conto che le sue dita erano arrivate quasi all’avversario e infatti non capì perché non lo avevano colpito, annientandolo.
Le gambe di Yu continuarono nell’abbrivio iniziale ma il suo salto diventò la causa della mancanza della stabilità e del suo equilibrio, se avesse colpito l’avversario avrebbe avuto i piedi dentro le ginocchia di Qu, invece erano molto più in basso, Qu, mentre fermava la sua mossa con i palmi delle mani, in un semicerchio rapido della sua gamba, aveva rallentato le gambe di Yu, colpendone il collo dei due piedi, sbilanciando completamente il nemico.
Il silenzio fu interrotto solo dal rumore delle dita frantumate di Yu e dalle sue ginocchia, che, per prime, raggiunsero il terreno, l’incredulità nel suo sguardo buttò via anni di studi di autocontrollo, un gemito dopo un solo istante da quando toccò terra fermandosi inerme, e Qu, il suo avversario, nemico, che lo guardava sempre fisso negli occhi, avrebbe deciso di ucciderlo forse, forse no.
Yu ufficializzò la sua sconfitta aprendo le braccia e indicando l’avversario, le sue dita sformate non sanguinavano, e non avevano ancora iniziato a cambiare colore, il pubblicò non fiatò, inaspettatamente, solitamente avrebbe urlato, ma non lo fece, aspettò.
Yu cercò di capire se sarebbe morto, Qu non si mosse, Yu aveva già capito, nel caso fosse rimasto vivo, che avrebbe dovuto abbandonare l’unica cosa che sapeva fare, i combattimenti, le sue dita erano la sua forza, e chiese a Qu con gli occhi di risparmiargli la vergogna, di ucciderlo.
Il pubblico rimase immobile, in un silenzio ancora più scuro.
Qu annuì.
Yu si inginocchiò, aspettando la morte, sapeva che sarebbe stata indolore, e il dolore delle dita che iniziava ad aumentare sarebbe presto finalmente sparito insieme alla vergogna, non quella della onorevole sconfitta, ma del suo prossimo eventuale futuro.
Qu lo guardò, concedendogli la domanda di rito, avrebbe risposto, sinceramente a qualunque sua domanda, onore e rispetto, il suo avversario sarebbe morto per mano sua, dopo essere stato sconfitto, ma non umiliato, per mano sua.
Yu gli non gli fece una domanda diretta, ma gli disse che lui nell’avversario osservava attentamente, con una rapidità assoluta e maniacale, nella intera globalità del corpo, qualunque variazione muscolare, qualunque movimento, qualunque minima differenza, nel tempo, del suo corpo, nel suo corpo, e lui nella sua completa immobilità, lo ha davvero sconfitto.
Qu unì lè mani, salutandolo con rispetto, e gli disse che lui negli avversari guarda sempre gli occhi, fino all’anima, solo li si capisce, in anticipo, ogni prossimo movimento, ogni mossa.
Yu sorrise. Qu si mosse così rapidamente che solo quando Yu crollò senza vita si capì che era tutto finito.
Gli occhi di Qu si chiusero, finalmente, e lacrimarono, in un pianto silenzioso, Qu aveva vinto il combattimento.

Cesare

30 Dicembre 2016