Nel silenzio

Racconti

09/12/2016

Nel silenzio

 

Qualcosa di eclatante, quella donna cercava un’idea, una possibilità, qualunque cosa fosse eclatante. Lui non la considerava null’altro che una confidente, nemmeno tanto intima, era una donna appariscente, bella, ma non bella per i suoi gusti, e sicuramente non lo era per la sua chimica. Si vedevano regolarmente ma nessuno dei due faceva avances, famiglie, lavoro, figli, si parlava di tutto, i due si scambiavano consigli, esperienze, era un bel rapporto tutto sommato, ma, stranamente, nonostante entrambi fossero liberi da relazioni, nessuno aveva mai nemmeno provato un approccio intimo. Lei però ne soffriva, era molto attratta, ma molto all’antica, non timida, ma all’antica. Lui invece, molto navigato, sembrava avesse raggiunto una pace interiore. Lei però aveva considerato mille variabili, magari lui vedeva i suoi due figli, uno maschio e una femmina appena maggiorenni, un ostacolo, ma senza trovare motivazioni a una simile scelta, o forse lui era diventato omosessuale, e le loro confidenze lo aiutavano a capire il mondo femminile, il suo, ma anche quella teoria era poco plausibile, lui era stato fidanzato fino a qualche mese prima, e benché non parlasse con lei di eventuali conquiste o tentativi di approcci, non sembrava assolutamente interessato agli uomini. Forse era lei il problema, forse no. Ma allora come poteva fare a far capire le  sue intenzioni, spesso hanno parlato del linguaggio del corpo, e lei, rilassata, aspettava che il suo fosse tanto chiaro da indurlo a fare delle avances, e allora lo avrebbe amato, posseduto, avuto fino allo sfinimento fisico, visto che già lo desiderava dentro se stessa ormai da tempo, silenziosamente. Lui la vedeva di buon grado, spesso aveva fantasticato su quale tipo di donna lei fosse sotto le lenzuola, come avrebbe potuto mai gemere o magari urlare durante un orgasmo, o essere silenziosa e contenuta, pur fremendo di piacere, durante il raggiungimento del massimo del piacere. Ma erano immagini e fantasie rapide e veloci, che non portavano ad un seguito. Lei invece ne aveva di molto più forti, ed ecco perché doveva fare qualcosa di eclatante affinché lui la vedesse nella sua totale e disinibita forma femminile, ma veniva male, lei non era per nulla disinibita, e le sue fantasie sessuali la facevano addirittura vergognare davanti allo specchio. Le notti insonni passate con il suo corpo però aumentavano il suo desiderio e rispondevano a domande sempre più audaci, domande che riuscivano ad avere una sola risposta, ‘Si, devo provarci’. Quella sera si sarebbero visti. Lui confermò, anzi, chiese, con la solita educazione, la disponibilità eventuale per quella sera e le modalità, ormai consuete, del loro incontro, lei per un momento, durato quanto l’attesa del messaggio di risposta, sperò che non fosse quella la sera del suo tentativo, estremo, di farlo suo, come nelle migliori frasi fatte, avrebbe espresso il suo desiderio, finalmente, di passare ad uno stato più intimo di quel rapporto a due, che la faceva stare così bene, che la faceva stare così male. Se lui avesse rifiutato sarebbe morta dentro, avrebbe avuto, lei, uno smacco così grosso che la sua vergogna la avrebbe allontanata per sempre da lui, e poi, lei era così all’antica che, naturalmente, avrebbe dovuto aspettare la mossa dell’uomo, considerando lui molto uomo. Ma non poteva andare ancora avanti così, un anno, era passato più di un anno dal loro primo incontro, e nessuno la aveva mai fatta sentire così donna come lui, nessuno la aveva mai fatta sragionare fisicamente, chimicamente, mentalmente come riusciva a fare lui, pur senza averlo mai fatto, basta, doveva farsi avanti. La cosa più eclatante che le veniva in mente fu quella di farlo salire a casa, e dolcemente fargli capire la sua disponibilità, ma lui era complesso, molto chiuso e molto esperto, la sua discrezione, che crollava solo quando si parlava dei suoi figli, la attraeva da impazzire. Doveva cercare un altro approccio, eclatante sarebbe voluto dire mettere lui in condizione di saltarle addosso senza che nulla potesse mai fermare il suo desiderio, si, lei doveva essere assolutamente desiderabile per lui, ma come.

La sera si trovarono, solita serata, piacevole per lui, imbarazzante per lei, ma lei riuscì a contenere imbarazzo e quel maledetto violento desiderio di saltargli addosso, spogliarlo, violentarlo dolcemente e farlo urlare di piacere, chissà come sfogava il suo piacere, lui, nell’evidenza dell’orgasmo magari urlava come un asino, o si conteneva sbuffando di piacere come se fosse abituato a farlo silenziosamente in una tenda di campeggio, lo voleva scoprire, lo doveva scoprire. Qualche bicchiere, forse la ricerca del bicchiere giusto, quello che avrebbe levato l’inibizione, quello che avrebbe consentito alla sua chimica di prevalere sulla sua morale abitudine di essere la donna, e non  l’uomo. Occhi negli occhi per la serata, ma forse era solo lei che vedeva le cose così, in quel suo stato di estasi continua, e magari lui era sempre stato così, tutte le sere da quando avevano iniziato a vedersi. I discorsi erano sempre differenti ma nessuno andava oltre, nessun possibile aggancio a doppi sensi, e lui, lui non si sbilanciava, mai. Fine serata, lui la avrebbe accompagnata sotto casa, era uno schema antico e consolidato, la cavalleria era una sua dote assolutamente invidiabile, in un epoca dove ognuno sembrava fine a  se stesso, lui riusciva ad essere elegantemente all’antica, avvolgente e rassicurante. Lei imbarazzatissima stava per chiedergli di salire, ma lo abbracciò, lo baciò sulle guance e lo salutò. Lui ricambiò, e la guardò varcare il cancelletto ed aprire il portone, fino a seguire la sua sinuosa andatura e vederla sparire in un ascensore con una luce caldissima. Ora poteva andare, lui continuò a inspirare il profumo di lei, in quei due baci le due guance ancora erano vicine, in quell’abbraccio il suo corpo ancora era vicino, i suoi capelli lunghi e fluenti ancora erano nel suo sguardo, e lo sarebbero stati ancora, e ancora, lui pensò per un attimo, iniziando a camminare e allontanandosi da lei, chissà perché non riesco, chissà perché non ho ancora provato a, chissà se mai capiterà, magari se lei facesse una mossa per fargli capire, se facesse qualcosa di eclatante, forse lui cederebbe.

Lei salì le scale, si buttò a letto e fece l’amore con lui, lui arrivò a casa e fece l’amore, con lei.

Fecero l’amore, da soli, nel silenzio, silenziosamente.

 

Cesare

 

9 Dicembre 2016