Poi

Racconti

30/11/2016

Poi

 

I due si contendevano, senza saperlo, i favori della bambina che li stava osservando, e la loro corsa verso quella ringhiera diventava frenetica, solo uno sarebbe arrivato primo, e avrebbe esultato ad alta voce prendendosi gioco del perdente facendosi sentire dalla bambina, crudeli i bambini, selettive le bambine, in quel momento della vita entrambi stavano sviluppando le capacità che poi negli anni avrebbero usato per riprodursi.

Qualche anno più tardi tra i banchi di una scuole dove, minorenni, non avevano molta possibilità di espressione ancora adottavano le solite tecniche, ma le bambine sembravano ragazze navigate che avevano già baciato e toccato il sesso dei maschietti, e i maschi solo per avere rubato una toccata di sedere a qualche compagna si consideravano già grandi, le gare diventavano più violente e i fidanzamenti solo verbali, chi si fidanzava con chi solo per farlo sapere a chiunque, quelli erano comunque gli inizi della condivisione di sentimenti e sesso.

In un contesto superiore invece ci si doveva piacere almeno un po’, le donne poco attraenti e i ragazzi brufolosi si potevano accontentare, magari di stare insieme, ma nella normale chimica c’è sempre il capo branco che detta legge, e le ragazze selezionavano attentamente, con poca consapevolezza. I primi baci e le bocche nelle bocche, le lingue nelle lingue  a scoprire che in un bacio se ci si perde, ci si fa male, violente erezioni male concluse da parte dei maschi, inutili ed eccitanti languori femminili pieni spesso di tabù. Ma quello era il passo da fare, non certo la maggiore età avrebbe restituito dignità a dei corpi perfettamente formati e in grado di riprodursi al meglio, ma i tabù indotti ne limitano sempre le libertà. In quel contesto superiore il passo si compie praticamente comunque, quasi fosse una gara dove solamente i timidi perdono, perdendo con mille frustrazioni del tempo prezioso, senza nemmeno regalarlo alle ragazze che di quei tabù hanno fatto la loro unica barriera contro la perdizione assoluta legata alla perdita di una verginità oramai inutile, male sfruttata, ma dove in percentuale miliardi di spermatozoi vengono sacrificati per un accrescimento naturale da parte di chi naturalmente non ha troppi limiti istintivi, e non ne ha nemmeno inconsci, benvenuta libertà di essere.

Il gradino superiore di quella normale scalata verso l‘unicità del sentirsi eterni ed immortali ha due strade, quella dell’ignorante ma felice incoscienza di aver erroneamente voluto procreare, in coppie spesso perfettamente assortite nella loro disperata voglia di non sapere, di non rispondere a nessuno mai, di andare secondo chimica e secondo natura. Oppure la seconda strada, quella invece della razionale logica del controllo della propria quotidianità, del servile uso della logica a discapito di una biologia che chiede sempre di più ottenendo sempre meno. In questa fase la seconda strada è segnata da fallimenti e successi, violenti fallimenti vergognosamente offerti a improbabili genitori che anziché insegnare la vita la pretendono, a loro immagine e somiglianza, come degli dei dell’olimpo con super poteri, lanciando inconsapevoli fulmini e saette, la generazione futura, la loro, deve, assolutamente deve essere come a loro va bene, solo a loro, spersonalizzando generazioni intere di cantanti, poeti, artisti da strada e lanciatori di giavellotto da record di ogni mondo, creando frustrati avvocati o polverosi contabili. Ma anche grandi successi, offerti in sacrificio a incravattati genitori altolocati e impomatate madri cornute e traditrici, ma assolutamente bigotte, a loro i figli dedicano la propria esistenza finta, regalandosi eccessi nascosti, anche se evidenti, o trattenendo eccessi caratteriali che sfociano in turbe sociali, spesso incontrollate, spesso maledettamente ben gestite, perché in ogni passo, in ogni gradino da salire, l’intelligenza e l’esperienza sono un vincolo assoluto e imprescindibile.

Poi per noia, per necessità sociale, per la convinzione di aver raggiunto il traguardo della vita, ci si lega alla religiosa maledizione di un vincolo tanto inutile quanto dannoso. Spesso si arriva ad un altare dove probabilmente viscidi predicatori del nulla hanno consumato voglie di perpetue madri di mille figli sempre negati, o dove, ancora peggio, insicuri ragazzini diventano la conseguenza di una costrizione corporale innaturale. In quegli ambienti apparentemente sicuri i ragazzi si dicono un sì veritiero solo di quel momento, e nemmeno sempre, perché spesso i rapporti combinati, nati proprio da una chiesa che non vuole mai disperdere il patrimonio, vengono agevolati da commercialisti e ragionieri del futuro, per evitare che un folle innamorato cretino o una svampita ochetta possano arrecare quel danno generazionale evitato da oltre sette nonni addietro, nonni che magari erano banditi, assassini e stupratori, impuniti per paura. Il si detto in quel contesto, il secondo di tre contesti, quel si detto sotto improbabili croci dove appesi stanno le icone della paura della morte e del nulla oltre la propria vigliaccheria, il primo contesto mai negato e concordato è quello del battesimo, il terzo quello del riavvicinamento alla sacra speranza di non scomparire, proprio per quella fottuta paura della morte.

Poi ci si regala il futuro in una nascita, magari due, sempre più rare tre, in una unione di maschi e femmine che va via via perdendo lucidità e acquisendo la polvere del tempo, mentre chi da quel si non è mai passato, lascia liberi i propri geni rendendoli indipendenti, insegnando forse loro a combattere per un futuro onesto ma sempre più felice, oppure li uccide nell’ignoranza e nella prepotenza di essere solo vittima sacrificale di un tempo non proprio, e che non può mai essere di conseguenza il tempo per i propri figli. Mentre chi nella legalità comunale, e nella sua globale reperibilità invecchia sotto la croce bigotta della ordinaria e incontestabile certezza sociale, si lascia indietro vere libertà e spinge avanti repressioni e limiti, in cui raramente riesce a resistere, ed allora il fallimento ecclesiastico di quei si forza la mano a figli che si colpevolizzano, aiutati da dotti medi e sapienti, figli che si accollano fallimenti non loro, raramente accettati. In questi contesti le coppie si sfaldano cercando di riprendersi il tempo perduto, come vitelloni, ma derisi dai propri figli che cercano risposte sbagliate a domande sbagliate, indirizzate male solo perché dettate dalla fuga della loro esperienza.

Poi si riassume la propria vita di coppia, e si scopre anche chi felicemente si è sempre amato, e anche chi non ha mai potuto avere un figlio,  al contrario chi lo ha evitato naturalmente e metodicamente, e anche chi con più figli si riempie di nipoti amorevoli, poi, poi, poi ci sei tu, adesso, che cerchi il tuo poi.

 

Cesare

 

30 Novembre 2016