La chiave

Racconti

25/11/2016

La chiave

Salivo le scale e osservavo le porte, tutte chiuse, tutte molto robuste, e nella mia nudità non avevo chiavi, ma solo le nocche della mano per bussare, dopo mille piani però ancora non avevo bussato, come potevo farlo, nudo, chiunque mi avesse aperto avrebbe avuto chissà quale reazione, questo era il mio vecchio me, e allora, rendendomi nuovo, iniziai a scendere per le scale, decidendo nella mia nuova versione di bussare a questa, o quella porta, un po’ a caso, magari il caso avrebbe aiutato più che me chiunque avesse risposto al mio toc toc.

Toc Toc, la porta dell’ultimo piano, una targhetta con un nome e non un cognome, non potevo non iniziare da quella porta, mi aprì immediatamente un anziano senza volto, che riuscì comunque a invitarmi ad entrare e che dopo avermi rifocillato con acqua pura, mi chiese: -Sei il primo essere umano che bussa alla mia porta, come vedi è nuova, mai ‘bussata’, quale è l’istinto che ti ha spinto alla mia porta?- Io risposi senza avere nessuna risposta, e risposi così: -Sto facendo una commissione per me stesso, mi porto in giro per crescere, imparare e capire qualcosa in più.- Lui mi rispose, senza faccia, ma mi rispose: -Qua ora da me non puoi imparare molto più di quello che hai voglia di imparare, nessun insegnamento, nessuna lezione di vita, o confronto, io sono un anziano senza volto, da me puoi solo scappare, mi dispiace.- E così imparai che le persone senza volto, anziane, non avevano voglia di insegnare nulla, nonostante avessero moltissima esperienza, perché la mancanza di volto doveva sicuramente amplificare altri sensi, altre esperienze.

Toc Toc, seconda porta, un paio di piani più giù, mi apre, nuda, una ragazza bellissima, vergine dolce ed educata, in casa era sola, mi fece entrare e disse: -Le apparenze ingannano, in teoria noi due ora dovremo fare l’amore perché contestualizzati entrambi in un unico modulo, invece ti insegno che anche se uniformate, le persone, possono avere una loro unicità, vai tranquillo con la tua fisicità, vai via con il tuo chimico desiderio di me, io, da sempre, ho solo il desiderio che bussi l’uomo che aspetto, non te.- La nostra chimica era così complementare che sapevo perfettamente che anche io per lei ero assolutamente un’attrazione unica, e infatti prima di uscire le chiesi: -Sai bene che stiamo perdendo forse l’unica occasione della nostra vita, e solo perché tu non hai tenuto conto della chimica reale, ma solo di quella mentale, immaginaria, lontana.- Lei, tenendo stretti a  se i suoi seni con le mani, lacrimando per un istante la voglia di non essere mai più vergine, e come se le sue mani fossero le mie mi disse: -Vai via, la completezza della chimica è necessaria, io adesso potrei regalarti il piacere che già ho dentro, ma domani potrei scoprire che la nostra chimica più intima potrebbe essere opposta, vai, lasciami sfogare, ho bisogno di me adesso, ma grazie, lo farò da sola.- Andai via immaginando le cose più calde e forti, in quell’amplesso solitario che era iniziato alla mia vista, e imparai che la chimica animale è parziale, ma aiuta.

Toc Toc, altri piani più in basso, una marmotta fuori dalla porta, non potevo non bussare, dopo il mio leggero battere di nocche sulla porta la marmotta aprì gli occhi e mi disse:- Non ti aprirà nessuno, sono al completo, stanno bene, si bastano la dentro, non hanno bisogno di altri, sono in stasi, appagati.- Io allora mi siedo sul mio sedere nudo, e guardando la marmotta le domando: -Sarebbe una grande cosa proprio per quello, imparerei l’arte dell’appagamento, le tecniche della stabilità, del bastarmi, magari in compagnia, magari da solo, domando se è possibile poter entrare e carpire, capire, imparare.- -No- Rispose la marmotta, quando anche tu arriverai ad un livello simile, saprai come comportarti, qua non aprirà nessuno.- Andai via, imparando moltissimo, avrei dovuto fare ancora tanta strada, allora chiamai l’ascensore, mi vestii e uscii per il mondo, vivendo, abbandonando quel comodo palazzo della conoscenza, archivio di tutte le vite e di tutte le situazioni, ma fine a se stesso, e capii anche perché mio padre mi lasciò serenamente tra le mani la chiave di quel palazzo, affinché mi rendessi conto, grazie per quella chiave.

 

Cesare

 

24 Novembre 2016