Il bambino e il cantastorie

Racconti

17/11/2016

Il bambino e il cantastorie

 

Il cantastorie non aveva più note musicali, do, re mi e così via erano andate via.

Si sa che ogni cantastorie aveva voglia di note, e quella voglia nasceva principalmente dalle storie, non si potevano accompagnare delle storie cantate, senza le note, ma il problema era irrisolvibile, un circolo vizioso dove la storia, la nota e la cantata non si risolvevano più. Allora il cantastorie disperato andò alla ricerca delle note, col suo mandolino che non poteva più suonare, non sapeva più suonare, e la sua melodia immaginaria che senza note non usciva fuori, e in realtà non esisteva più nemmeno nella sua mente. Arrivò dal suo albero delle storie al primo paesello, aveva le scarpe di pelle legate insieme da una preziosa corda di serpente morto decenni prima, morto di paura, quel serpente aveva incontrato per la sua strada la miseria di un vecchio cantastorie senza note. Il passo deciso del cantastorie appena arrivato al paesello si udì in tutta la breve via, e lui, al centro della strada, con sei case a sinistra e sette a destra, urlò come posseduto, alla folla dietro i vetri delle finestre, alla folla terrorizzata dal cantastorie senza note che riusciva ad ammazzare i serpenti solamente guardandoli, che urlò:

-Chi ha trovato le mie note? Sono sicuro che siano passate da qua, se ne sente l’odore, chi? Chi?-

Il silenzio irreale venne interrotto solo dal cigolio dei cardini di una delle porte delle sette case, dalla quale uscì un bambino con un cucchiaio, minuto, con i capelli lunghi e le guance rosse, occhi furbetti e molta paura. Il bambino si avvicina al cantastorie, il cantastorie allora gli urlò contro: -Tu sai, allora, dove sono le note, e magari, sei stato proprio tu a prenderle!.- Il bambino guardando il cantastorie in viso alzò il braccio, il cucchiaio era saldamente nel suo pugno, lo rivolse come fosse uno scudo, verso il cantastorie, che, vedendosi deformato lasciò cadere il mandolino e scappò via, per sempre, e andò ad ammazzare serpenti, e visse facendo lacci di scarpe con le pelli dei serpenti morti di paura.

Il bambino, che non poteva sentire nulla dalla nascita, ma che leggeva il labiale delle persone, raccolse il mandolino e tornò nella sua cameretta, aprì il cassetto e riprese ad osservare le sette note sottratte al cantastorie, senza però poterne capire gesti, sguardi, e i significati delle note che si agitavano, cercando di allietare quel bambino furbetto. Ad un certo punto sollevò una delle note, il do, e in quell’istante la nota vide il mandolino, e, terrorizzata, tornò nel cassetto raccontando alle altre sei che il mandolino maledetto del cantastorie era ora nelle mani del bambino, tutte e sette le note iniziarono a piangere, e vibrare, e lacrimare mille musiche insieme, tutto il paesello sentì quella terribile melodia confusa, la musica della paura del cantastorie, e istintivamente tutti si tapparono le orecchie, rilassandosi. Tutte le note insieme, ebbero l’effetto di far sentire finalmente quel bambino, che, in un istante capì di essere sempre stato insensibile all’udito, ma ora non più. Allora il bambino urlò con tutta la sua forza la prima parola della sua vita: -Doremifasollasi- Che era esattamente la prima cosa che aveva sentito in vita sua. Le sette note nel cassetto si zittirono, il bambino chiese loro cosa avrebbe dovuto fare e loro risposero: -Mettici, o bambino, dentro quel mandolino, e vedrai che note tu farai.- E continuarono, cantilenando come solo loro sapevano fare: -Vedi bambino, non sembri quel cretino, che scappando a gambe tese, ci rese la vita, finalmente, lieve, se tu avrai nel cuore solo amore, noi suoneremo sempre senza dolore, e le tue, o nuovo cantastorie, saranno note vere, e storie ancor più belle.-

Il bambino infilò le note, tutte e sette, dentro il mandolino, e uscendo, con sorpresa della gente, iniziò a catar le storie, iniziando da quella del serpente, che morto di paura, diventò laccio per le scarpe della gente.

 

Cesare

 

16 Novembre 2016