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Racconti

11/11/2016

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Ciccio si aggirava tra la gente, cercando di studiarla, cercando di essere accattivante e di scoprire quello che non appariva certamente quando la gente non si esprimeva, Ciccio era magro e sottile, un viso lineare e un po’ infantile per la sua età. La gente invece era robusta, con l’espressione cupa di chi ha sempre un problema da risolvere, ma che è irrisolvibile, e cammina, la gente cammina nervosamente per le fila organizzate con maestria dagli indiscussi capi dei governi. La gente sapeva esattamente dove andare  e cosa fare, anche se aveva la piena coscienza che quello che stava andando a fare sarebbe servito ben poco, Ciccio non era un elemento di disturbo, lui anzi, facendosi vedere, dava indicazioni importanti alla gente, Ciccio sapeva sempre cosa dire, che espressioni usare, e aveva mille argomentazioni diverse, e tutte venivano studiate a puntino per dare alla gente esattamente quello che serviva.

La sera Ciccio non tornava a casa, la gente invece si.

La gente si fidava di Ciccio, in parte però solo perché era costretta, non c’era un Peppe o una Lalla che poteva contraddire Ciccio, però era in realtà molto convincente, un vero artista della parola, dei gesti, dell’immagine e della comunicazione. Un serio professionista insomma.

La gente si svegliava la mattina e andando a lavoro, a scuola, a fare la spesa, in pensione e in guerra, ricordava esattamente quello che Ciccio aveva lasciato bene impresso nella memoria, non come un mantra bensì come uno stile di vita. Ciccio non andava a lavorare o in guerra, e men che meno in pensione, Ciccio si nutriva degli avanzi della gente, e di qualunque cosa la gente lasciasse trasparire, perdesse, dubitasse, lui fagocitava e restituiva alla gente le stesse cose, ma risolte, Ciccio era la risposta alle domande della gente. Il pensiero di Ciccio però diventava spesso la preoccupazione che avevano i capi dei governi, che erano i suoi datori di lavoro, di restare in mezzo alla gente anche quando la gente dormiva, per controllare anche i problemi e le domande che la gente si poneva nei sogni, e non rischiare che la gente si permettesse di sognare qualcosa che sarebbe stato nocivo per i governi, c’era un modo per risolvere questo enorme problema? Ciccio, molto sotto pressione per quel dilemma, credeva di si, e ne parlò con i capi dei governi, che inizialmente perplessi, dopo istanti brevissimi di consultazioni, gli diedero carta bianca.

Ciccio lavorò alacremente per addirittura sei, sette secondi, e alla fine dal suo laboratorio venne fuori Drim, Drim era più o meno alto quanto Ciccio, aveva un fisico riposato e un’espressione serena, come di chi aspetta il  caffè la mattina dopo aver fatto l’amore tutta la notte,  Drim nacque per dormire insieme alla gente, e carpire così dai sogni quello che mancava ai governi, Ciccio però, solo un istante dopo aver fatto nascere Drim, si rese conto di esserne innamorato, e, terrorizzato all’idea di essere nei tempi opposto a Drim e quindi non poterlo amare, non lo presentò mai ai capi dei governi, anzi, cercò un posto isolato, nel mondo se ne trovavano ancora raramente, senza onde, solo quelle del mare, senza elettricità, solo quella del sole, senza canali, solo quelli emotivi, e si nascose ai governi, facendo l’amore con Drim per il resto della vita.

I governi persero la gente, Ciccio e Drim non ebbero figli.

 

Cesare

 

10  Novembre 2016