La nuvola

Racconti

10/11/2016

La nuvola

Esce passando attraverso le sue labbra, non è fumo, è una nuvola, la natura si sa, fuma e ride e vive, e ora da quelle labbra esce e sale in alto una bellissima nuvola, ancora senza forma, e che a nulla e nessuno ancora somiglia, e sale, sale perché se restasse in basso non la vedrebbe nessuno, e infatti subito prende la forma di un cerbiatto, per somigliare un istante dopo ad un missile che esplode. La nuvola è così bianca che il sole vedendola rimane estasiato, sembra una sposa il giorno del matrimonio, sembra un’anima prima di essere persa. È allegra la nuvola, appena nata già può prendere le sembianze di un vecchio saggio, o di un monte con scolpiti personaggi illustri, o semplicemente di una tazzina di carcadè, è ancora piccola e giovane, non conosce la solitudine, ne ha mai incontrato altre nuvole, ne nere ne, come lei, candide, e non ha ancora mai pianto. Lei, solleticata dal vento sale e ride, è un brivido di piacere vederla così, e quando smette di salire osserva in basso, e davanti, un aeroplano che da lontano la evita, si vede che cambia direzione, e lei sorride, perché istintivamente sa di essere un ostacolo, anche se minimo, ma anche quel velivolo lo è, e trasporta sognatori che cercano nuvole come lei, il piccolo apparecchio volante gira intorno a lei, e scatta mille fotografie, un vero book, lei sorridendo prende tante forme, una musa, una sirena, una fragola, poi cambia genere e si trasforma in un mostro a due teste, ma poi, vergognandosi subito, diventa un cigno. L’aereo va via sbuffando con la piccola elica che lo spinge lentamente verso il basso, lei distratta da qualcosa in lontananza, non lo vede nemmeno atterrare, e in lontananza, ma in avvicinamento, qualcosa di preoccupante, istintivamente diventa compatta, la sua preoccupazione diventa paura, si stringe cercando di diventare sempre più piccola e invisibile, ma così facendo si rende conto di perdersi, e gocciola verso il basso. Terrorizzata dalla paura di scomparire, ma ancor di più dall’essere vista da quella cosa nera che ogni tanto diventa rossa, e rumorosa, si allunga per non dare volume alla vista della macchia scura, riuscendo. La macchia scura non la vede e non la insegue, la piccola nuvola ha l’impressione di non essere diventata il pasto di quella macchia scura che somiglia molto ad un treno a vapore, è rumorosa, inesorabile, nera. Nella sua dolce e candida ingenuità si è resa conto di avere appena pianto, quando per paura si era compattata, aveva pianto, e la sensazione del pianto le rimase per parecchio tempo, scomparendo solo alla vista di un’altra bellissima nuvola, molto simile a lei, e decise di avvicinarsi, di conoscerla, di sapere. Anche l’altra nuvola la vide, e i venti, amici, fecero i ruffiani avvicinandole, velocemente, per sorridere con loro. Le due nuvole incontrandosi lacrimarono, succedeva sempre così, ma insieme diventarono più grandi più forti e coraggiose, adesso percorrevano il cielo insieme, meno candide, ma più felici.

 

Cesare

 

9 Novembre 2016