L'ombra

Racconti

26/10/2016

L’ombra

 

Non vedo la mia ombra, ma non sono preoccupato, strano, il sole è alto e non si vedono nuvole, ma sto bene, mi domando se c’è una risposta a questo fenomeno orizzontale, controllo bene passando il dito sul terreno e poi lo infilo in bocca, nulla, il terreno non ha ne’ il colore ne il sapore dell’ombra, quindi non è di sicuro un effetto ottico.

Ma continuo a pensare, accendendo un fiammifero mi inchino, faccio con la mano sinistra le corna al terreno e posiziono il fiammifero tra corna e terreno, nulla, dell’ombra non se ne scorge nemmeno l’ombra. Ho caldo al sole, e il fiammifero di certo non mi regala sensazioni diverse dall’arsura, anzi pizzica le mie dita con il suo calore, la testa ancora accesa mi guarda con cattiva indifferenza mentre brucia la punta delle mie dita, ma come faccio ad essere così inutile, dolorante e con le dita caldissime soffio spegnendo la testa del fiammifero, in un istante il suo zolfo subito nero mi offre un’opportunità, e io senza pensarci la colgo al volo.

Dopo un tempo indefinito eccola, la mia ombra, disegnata ad arte dal mio fiammifero, dalle mie dita bruciacchiate, dalla mia mente orizzontale, è una bellissima ombra, è l’ombra di un principio di tramonto, calcolo i gradi esatti dei raggi di sole sul mio corpo eretto, e non più orizzontale, e decido che l’ora esatta è quella della pausa inglese, e quella della corrida spagnola.

Dopo aver liberato il toro e avergli offerto the e biscotti, fisso nuovamente la mia ombra, che con tecniche sopraffine ha addirittura una profondità molto accentuata, che bel lavoro, mi mancava davvero una bellissima ombra, mi sento completo, e chiamo tutti i vicini di ombra ad ammirare la mia, mi sento vanitoso.

Arrivano tutti i vicini, curiosissimi, cercando di capire del perché delle mie urla verticali, e vedendomi così felice mi domandano perché, percome, e anche quando e chi. Io aspetto che tutti possano sentirmi bene e in quel momento inizio a vantare la mia ombra, ma non sentendomi, i vicini lontani, spingevano i vicini vicini, sempre più, e spinsero fino a quando il vicino più lontano mi sentì gridare di fermarsi tutti oppure avrebbero calpestato la mia ombra disegnata. Fu tutto inutile, io, al centro dei vicini, pressato dai vicini più vicini, diventai tanto orizzontale da crescere di mille metri, e da così in alto, non vedendo più la mia ombra, calpestata dai vicini ormai bassi bassi, iniziai a piangere e lacrimare, piovendo sui vicini. L’effetto che ebbero le lacrime fu di allontanare i vicini senza ombrello,  quindi tutti, visto il bel sole,  finalmente il pianto mi liberò da quello stato di sofferenza, allora io, senza la pressione dei vicini vicini, tornai basso e mi buttai in terra, orizzontale, per abbracciare la mia ombra, che però era ormai andata via, cancellata dalle lacrime.

Mi ripromisi, per il giorno dopo, di piangere, si, perché piangere fa bene, ma soprattutto di non disegnare più la mia ombra.

 

 

Cesare

 

26 Ottobre 2016