Al contrario

Racconti

24/10/2016

Al contrario

 

-Ciao, per quale motivo credi che stia arrivando così in fretta?-

-Non ho idea- rispose preoccupato il custode, che proseguì:

-Quando ho saputo che stava arrivando però ho chiesto in giro, e tutti, dico tutti mi hanno detto che è stato avvisato dai canali sotterranei.-

Il custode si sedette e invitò anche il giudice a fare lo stesso, entrambi si sedettero guardando il muro senza finestre di fronte a loro, dove, storti, c’erano solamente dei quadretti raffiguranti frutta, verdura e simili, quadretti color pastello, datati probabilmente, ma sicuramente impolverati. Il giudice nervosamente apriva e chiudeva la sua cartella di pelle, dal profumo di pelle, inutilmente, le pratiche di quel caso non esistevano, e non sarebbero mai esistite, e lui lo sapeva bene, il custode intanto rimaneva nella sua preoccupazione, ma impassibile, tanto che l’avvocato sembrò insospettirsi al punto di chiedergli chi gli avesse detto dei canali sotterranei. Il custode rispose seccato, si aspettava quella domanda, d’altra parte il giudice aveva necessità, più che paura, di capire cosa sarebbe successo a breve:

-I miei canali di informazione non li posso rivelare a certo a te, sei solo un giudice, ma, in verità, non potrei nemmeno ad un avvocato, giusto all’uomo delle pulizie, ma spero che lui non arrivi a chiedermi tanto.-

Il giudice si rese conto ma non si scusò, sperando di apparire ai suoi occhi più coraggioso che servile e rispettosamente, fece però un cenno di inchino al custode, col corpo, ma senza senza accennare ad alzarsi, il custode intanto si alzò in piedi, e  in quel momento si girò verso la porta apertasi di colpo. Lui entrò, e vide quella scenetta raccapricciante, l’usciere mal vestito era in piedi e il giudice, vestito meglio dell’usciere stesso, stava comodamente seduto. Pensò che ci sarebbe mancato solo che l’usciere facesse l’inchino al giudice.

Lui, arrivato così in fretta, era il ladro, nella scala dei valori di quella stanza era il più alto in grado. Il ladro disse immediatamente all’usciere che i generali che gli aveva mandato per avvisarlo dell’accaduto erano stati promossi a soldati semplici, e che in futuro avrebbe preferito che per lavori così umili, come quel tipo di comunicazione, avrebbe preferito che usasse semplici presidenti, rivelando così all’avvocato quel segreto che evidentemente per il ladro non era importante, ma al ladro, dei metodi che usava un semplice usciere, non interessava minimamente. L’usciere arrossì dentro l’anima, non avrebbe mai potuto prevedere la reazione del ladro, e adesso era in balia del giudice, che già progettava il suo prossimo incarico, magari avrebbe fatto l’avvocato.

Il ladro fece cenno ai due di seguirlo, ma in silenzio, tutti e tre presero la via della porta opposta a quella dove era entrato il ladro, e si incamminarono. In quel corridoio i quadri color pastello non c’erano, ma appesi alle pareti, sempre senza finestre, c’erano dei vecchi poster che raffiguravano dei pesci, poster scoloriti, altri che raffiguravano dei nodi marinareschi, o barche, ma tutti molto rovinati, il giudice si sentiva importante, l’usciere era curioso, e il ladro invece preoccupato, ma continuò in silenzio alla testa di quel terzetto, camminando a testa alta, accendendo un  sigaro, come per farsi scoprire in una notte buia.

Il giudice vedendo il sigaro pensò se mai si fosse potuto permettere un sigaro di quel genere in vita sua, l’usciere invece fumava, delle sigarette poco costose, senza filtro.

Alla fine di quel corridoio lunghissimo, una porta blindata, nascosta da rami secchi, il ladro si fermò, si girò ai due e chiese:

-Siete sicuri di voler vedere? Probabilmente non vi piacerà, anche se potrebbe aiutarvi a capire, ma non vi piacerà-

I due fecero cenno di si, timidamente, e l’imbarazzo del giudice fu tale che l’usciere lo guardò in modo da fargli capire che in quel momento anche lui era in imbarazzo per lo stato gerarchico appena venutosi a creare, levando in parte al giudice il peso di non essere nessuno, e di poter entrare addirittura con il ladro oltre quella soglia.

E così fu, il portone si aprì, oltrepassarono il portone, e videro il più alto in grado, l’assassino, che però piangeva. Terrorizzati, sia il giudice che l’usciere, guardarono il ladro, anche lui con grande sorpresa, terrorizzato, e tutti immobili, aspettarono, e aspettarono. L’assassino terminò tutte le lacrime, e disse loro:

-Chi mi ha portato le nuove lacrime?- Il ladro tirò fuori un’ampolla di lacrime e le porse all’assassino, che disse: -In questo posto succede l’incredibile, non fatene parola con nessuno, vi prego, o non verrò mai più eletto. E per ringraziarli non li colpì, o ferì, o uccise, ma anzi, diede loro tre ciotole di plastica contenenti un pranzo che per i tre era gustoso, forse il più buono della loro vita, quei formaggi ricoperti di una muffa verde con quei fagioli così neri e duri, erano qualcosa di squisito per i tre, l’assassino poi versò nella sua coppa del vino annacquato e andato a male, i tre si resero conto che l’assassino non poteva arrivare ad abbassarsi al loro livello e offrire tanta grazia, i tre infatti avevano a loro disposizione della semplice acqua minerale, non ma non certo annacquata.

In quel momento, un attimo prima di infilare in bocca quel boccone così ghiotto, mi son svegliato di colpo, con la testa all’ingiù, un bernoccolo tra il pavimento e me, cercai i piedi, che erano rimasti in alto, ancora sul letto. Mi fermo così un attimo, al contrario, e capisco; le cose vanno prese dal verso giusto, ma anche se le prendi da quello contrario, c’è sempre un seguito, non bisogna mai fermarsi.

 

Cesare

 

24 Ottobre 2016