La Daga

Racconti

12/10/2016

La Daga

 

E continuarono a spiegarsi, senza comprendersi, entrambi facendo valere le proprie ragioni, fino ad urlare con rabbia sovrastando le urla dell’altro e modificando la fisionomia dei visi, arrossando occhi, gonfiando vene e colorando di viola quelle urla apparentemente utili.

Fino a quando, in un terzo tempo, entrambi riuscirono a vedere la stessa cosa dall’angolazione opposta, e solo per orgoglio la tennero nascosta, no, feriti entrambi dalla stupidità dell’orgoglio non cedettero e insistettero a oltranza sulla loro teoria, sulla loro inesperienza, fino alla bocca di quel moschetto, antico come la rabbia, che oltre non aveva altro che il torto dell’altro.

Amico fino alla bocca del moschetto, e poi più nulla, nemico facile da eliminare, proprio perché l’orgoglio oscura la ragione, la razionalità, e non si pone mai il dubbio che la stessa cosa possa accadere all’altro, l’altro, per assioma, non può sapere che la ragione non esiste più, l’altro non può aver capito quello che sta succedendo. Un solo istante su quel ragionamento, depositato nell’angolo buio dell’intelligenza, che potrebbe ma non può essere, un solo istante per rendersi conto che sarebbe, se così fosse una sconfitta, e allora la bocca del moschetto verrebbe puntata verso il proprio orgoglio, fino a vederlo sanguinare dando al nemico la soddisfazione estrema. E allora no, le urla proseguono, i polmoni si gonfiano e le due ragioni si accavallano, e vanno via nei decibel di quella paradossale situazione senza apparente fine, senza logica ma con una conseguenza estrema. Gli occhi iniettati di sangue aspettano solo di veder cedere gli occhi del nemico, diventato ormai piccolo per le proprie parole ma troppo grande per essere sovrastato dalle stesse, infatti la bava urlata in quelle urla sovrapposte diventa la minaccia estrema al dominio sulla propria ragione, e si deve decidere di non fare prigionieri, perché solo loro potrebbero smascherare la cosciente certezza di non avere poi così ragione. Ma proprio quel nemico inaspettato, in quell’unico istante, oltre la lucida follia, punta la bocca del moschetto indietreggiando, senza più urlare, verso l’altra folle ragione ancora vestita di mille gocce di saliva, ancora accompagnata da mille decibel, e minaccia silente quelle urla.

È un attimo, arma la Daga sul moschetto, Daga lucente, affilata ad arte ed appuntita per un non corpo a corpo, le urla si spengono all’affondare della daga nell’orgoglio, fino ad arrivare al cuore dell’estrema soluzione, sconfiggendo il torto dell’avversario dandogli la ragione del silenzio. L’avversario senza più fiato in gola, svuotato dell’orgoglio della sua ragione fuoriuscita con il sangue dalla sua ferita, muore, portando con se il suo e l’altro orgoglio, inutilmente, nella vita oltre la vita, portandolo nella fossa della speranza di poterlo ancora urlare, quell’orgoglio, che nell’istante della morte diventa muto, diventa maledetto.

Innestata sui ragionamenti quotidiani, sulla propria ragione, alla fine della bocca di fuoco quotidiana del nostro vivere, la Daga è l’estrema soluzione.

 

Cesare

 

12 Ottobre 2016