La pizza

Racconti

22/09/2016

La pizza

Faccio un’altra bracciata, affondo il viso dopo aver respirato quanto basta e raggiungo con la mano il cappero, con curiosità aspetto di vedere qualche acciuga, ci starebbe così bene, ma nulla, allora prendo fiato e vado giù, apro gli occhi, nessun fastidio, vedo benissimo dentro la pasta della pizza, ne vedo il fondo, abbrustolito, e proprio sul fondo eccole, le acciughe, con il tonno, le cozze, qualche moscardino, senza nessuna meraviglia mi siedo accanto a loro e chiedo alle acciughe come mai non salgono in superficie con i capperi, così da completare la pizza? Le acciughe mi guardano, sanno che non posso trattenere per molto il respiro, io sono quello che mangia la pizza per vivere, non parte della pizza, e come se nulla fosse vanno via. Non mi spiego quel comportamento, ma mi rendo conto che anche tonno e cozze non mi considerano, provo con lo sguardo a chiedere un perché, ma nulla, le cozze si chiudono e il tonno continua la sua sauna nell’olio, in una scatoletta aperta male, i moscardini intanto sembra che dormano.

Risalgo in superficie, esattamente vicino al cappero, che intanto era stato inglobato dalla mozzarella, ed era sempre più fradicio del suo latte, quando la mozzarella è fresca è un piacere, penso. Chiedo al cappero come mai rimane senza il suo originale condimento, e come può pensare di essere appetitoso senza le  acciughe, il cappero mi guarda, e mi racconta di essere nato in un muretto a secco, nella zona di Usini, un paesino della Sardegna, nel sassarese, io  mi rendo conto di essere uno sconosciuto per quel cappero, tristemente stringo il torace tra le spalle, non per indifferenza nei suoi confronti, ma per la sua nei miei. Il cappero continua dicendo che, proprio tra le pietre calcaree dove lui è nato, c’è un fossile, che ha milioni di anni, è una bellissima conchiglia marina, e la sua infanzia, il cappero, la ha passata innamorandosi di quella conchiglia, fino al giorno in cui è stato strappato alla sua infanzia e sbattuto dentro ad un barattolo insieme a qualche parente e a molti capperi sconosciuti. Non insisto, il resto è abbastanza chiaro, quel cappero che ora mi teneva a galla aveva un passato semplice ma burrascoso. Quasi per giustificare il perché quella pizza sarebbe stata chiamata ‘incompleta’ il cappero prosegue il suo racconto, la stella marina mi raccontava di quando, tanto tempo prima, vedeva animali ora estinti, come gli squali, e allora mi rendo conto che quel cappero sta provando a prendermi in giro.

Irritato lo blocco dicendogli che gli squali non sono estinti, che lui è un cappero mendace, che non posso giustificare il suo comportamento e che sono molto contrariato, allora lui mi guarda, senza più dire nulla, e mi guarda facendomi rendere conto di essere dentro una pizza, appoggiato per non fare fatica nel tenermi a galla, e che poco prima sono sceso in apnea per chiacchierare con cozze, tonno in scatola e moscardini.

Solo allora automaticamente addento la pizza, non più sovrappensiero, pensando di aver sbagliato ad ordinare la pizza, la mia classica pizza con crudo e uovo, al posto di una pizza con troppi capperi e pochissime acciughe.

 

Cesare

 

22 Settembre 2016