Sinusoide

Racconti

30/07/2016

Sinusoide

 

Chi fugge gonfia inconsciamente i polmoni ed è svantaggiato sulle direzioni, non può permettersi di sbagliare, sulla sabbia ha campo aperto ma solo se la sabbia dura tutta la sua fuga, le narici inalano il secco sapore della paura, la paura di essere raggiunto, e cercano l’aria della vittoria, inutilmente. Chi fugge ha occhi dietro senza averli, e muscoli tesi, e sguardi di chi vede nel prossimo passo il futuro certo, mentre sa che lo stesso motivo della fuga è già una sconfitta, ma in quella sconfitta si cerca l’onore della rivincita, forse della rivalsa morale, perché in quella fuga le narici hanno aperto visuali e mondi e scuse già taciute, arrivate come ossigeno al cervello. I passi estremi lanciati in un territorio scoperto dentro quei passi rendono la fuga un atto di coraggio, con l’incognita del finale, spesso chi fugge lacrima di dolore, spesso chi lacrima fugge per il dolore. Eppure un istante prima dell’inizio della fuga il respiro, si, accelerato, era più parco, fino all’istante della consapevolezza, dell’errore, trasformato in razionale e, forse umano, desiderio di inseguire, per punire, o soddisfare, o forse solo urlare quell’affronto in un istante. Ma fuggire per le dune, tra le frasche, o nel secco di uno stazzo, finchè il cuore pompa e scappa dal dolore, diventa un’esperienza mai raggiunta, diventa conoscerne la fine, perché si fugge senza onore, perché si scappa dal dolore, incolore ed insapore, fino al consapevole errore del giustificarsi in quel terrore. Chi fugge spesso perde rispetto regalandolo a chi, fermo su se stesso già anticipa la fine, senza zigzagare per le dune.

Ma il terrore è la verità di chi ti insegue.

Chi insegue ha la rabbia dentro i nervi, che comandano, più aggraziati, tutti i muscoli che, potendo, toccherebbero il problema che gli sfugge. Ogni passo può fuorviare, mille occhi sul problema, le narici cercano l’aria in quel dolore, chi è che, dentro quell’ammasso di respiri, arriva a forzare così tanto dei polmoni, per la rabbia di mostruosi disonori, chi insegue ha la ragione a suo vantaggio, ma ogni deviazione può distruggere in un attimo il coraggio. Si, il coraggio di inseguire senza considerare che magari  se raggiungi il tuo traguardo, quello stesso, beffardo, ti riscopre un gran codardo. Ma partire ad inseguire è già di suo un atto di dolore, come quando si solleva la musica per non sentire, come quando si glissa quel messaggio con dentro un significato, mille significai, o peggio nessun significato, ma solo le parole del passato. Inseguire diventa la scusa del regalare la fuga a chiunque fugga dal suo dubbio, regalandoti la svolta giusta e mandandoti per i campi, ormai impossibilitato ad una verità già scritta, denunciata dalle genti più vicine, forse, che ti sbandierano il rosso durante la corrida, il cui pubblico incita senza saperlo la fuga della bestia, la vittoria di chi fugge, ma anche la comoda economia di chi insegue, con l’alto prezzo del saperla pesare in un finale scritto in quella corsa.

Ma raggiungere è il dolore del trovarsi.

 

(Sinusoide, atto primo di quattro)

Cesare

 

30 luglio 2016