Ciao, mi sposi?

Racconti

13/07/2016

Ciao, mi sposi?

 

La vedo, finalmente dopo mille vite, ne sento il pensiero, è così dolce e morbida da vedere, è ferma nella sua bellezza così fiera, e profuma di Donna. Mi faccio avanti, non può non avermi notato visto che ho la certezza che sia la donna delle mie prossime vite, le sorrido e in quel momento mi guarda. Le illumino il viso con il mio sguardo, mi avvicino e con un filo di voce le chiedo: -Ciao, mi sposi?- il suo sorriso dolce e la certezza di avermi trovato, anche lei dopo mille vite, si trasforma in un quesito, e senza battere, innaturalmente, le ciglia, mi domanda: -Tu potrai anche essere il mio Lui, ma io devo sapere, e devo essere certa che tu sappia.- Pochi razionali istanti, e poi rispondo: -Non hai che da chiedere- dissi io guardando il suo viso, perfetto, e aspetto che le sue labbra mi bacino, o mi domandino, io non avevo fretta prima di incontrarla, ma adesso la ho. Riavviandosi i capelli senza essere volgare, in un movimento dolce, non sensuale, scoprendo però il collo con la consapevolezza che scoprirlo è un modo che ha la chimica per proporsi, mi chiede: -Dove vogliamo andare, lontano, fino all’infinito, o poco più in là?- Le rispondo dopo un sospiro: -Stiamo qua, prima di andare, teniamoci la mano, poi vedremo, non è mai importante il seguito, è importante il presente.- Traspare nei suoi occhi, nel suo corpo, il desiderio di baciarmi, ma si trattiene, sono troppi i dubbi, e chiede ancora, tremando: -Io so di amarti, lo so da sempre, fin da quando eravamo solo acqua, ma tu, cosa sai di me?- Non le rispondo, la guardo dentro il cuore attraversando il suo sguardo e per un attimo mi perdo nella sua mente, lei sorride, finalmente esternando amore, senza più domande, ma solo una risposta: -Si, ti sposo.- Il bacio, dolce delle sue labbra, durò per un minuto lungo un ora.

In questo matrimonio, senza cerimonie, preti, o rappresentanti comunali, c’è il libero rapporto di fiducia che due innamorati, per la prima volta in un paese governato, concedono uno all’altro, sicuri che dopo mille e una vita anche un amore così grande potrebbe finire, nella libertà con cui è iniziato, nel rispetto di qualunque vita sia nata da tanto amore, nella certezza della ricerca proprio della vita nuova. Il matrimonio durò tutta la notte, e continuò dopo una colazione, fare l’amore chiuse ogni porta ad eventuali contratti scritti, o fedi su delle dita che devono sfiorare il partner solo con la leggerezza delle dita nude.

 

Cesare

 

13 luglio 2016