Occhi

Racconti

27/06/2016

 

Occhi

 

Come se il corpo non esistesse vedo la testa.

Osservo i capelli, coprono leggermente le orecchie, e scendono appena sotto il collo, nascondendosi al mio sguardo, vedo oltre e li guardo ondeggiare, riuscire a guardarti da dietro senza farlo è la magia del volerlo fare. Il riflesso dei capelli illumina le sfumature del mio sguardo, accende il tuo viso, senza corpo, nascondendo alla notte la tua costante luce, la cornice dei capelli per un quadro perfetto, senza firma.

E mentre tu guardi me che sono a nord, io li vedo nel tuo sud, mossi da un maestrale leggero e fresco, vento che nasce dal desiderio di sentirne anche il profumo.

Osservo timidamente all’interno dei capelli, come per non farti vedere il mio trasparente interesse, capelli che adesso spariscono dalla fronte, ed è dentro la fronte che ti vedo, ti leggo, ti ascolto. Ammiro il tuo essere così silente pur sentendo le urla dei tuoi pensieri, adoro ogni concetto partorito, ogni lacrima della tua mente, e sospiro guardando quella lacrima che evapora prima di arrivare a cadere sul corpo che non c’è, evapora al calore stesso della tua mente. La fronte liscia e con rari segni dell’esperienza ha un violento impatto sul tuo sguardo, in un attimo diventi tutto il tuo vissuto, un istante dopo diventi la speranza, passando tra aspettative, dolore e calore, voglio scendere più giù, ma non riesco, chiudo gli occhi e sposto il mio guardare sulle guance.

Osservo le tue guance, immagino le mie dita accarezzarle, rosse e non rosse, espressione della dieta di un amore mai vissuto, guance gonfie del sorriso mai arrivato. Simmetria di un respiro profondo al loro centro.

Osservo il tuo respirare dal naso, naso intelligente ma che chiede, che si storce al minimo fruscio di falsa verità, che si chiude nelle guance per difesa, che respira la chimica della menzogna.

Osservo il collo, riparato dalla pioggia delle lacrime solo dal mento, collo generoso, che urla la tensione della mente, è teso, raramente rilassato, come se continuamente dovesse trattenere l’aria che, malsana, offende il tuo corpo, che non c’è. Ruota leggero tra nervi tesi e muscoli addolciti dalla leggerezza del tuo muoverti dolcemente, il collo sembra poter fare un giro completo e forse lo sta facendo adesso, per regalarmi completamente la perfezione del quadro senza firma e farmi ancora respirare il profumo della sua cornice, alla mia vista, la più bella cornice mai esistita.

Osservo lo schiudersi delle tue labbra, cercando al loro interno le parole che non hai, vivendo il loro movimento e sapendo che ogni loro movimento è una spada tra le mie dita, male e bene. Il colore delle labbra cambia ad ogni respiro, e non riesco a guardare altro in quel momento, non voglio guardare altro, aspetto lo schiudersi leggero cercando di immaginarmi nelle tue parole, senza osare.

Appaga ogni sorriso, lacera la smorfia di quelle tue labbra stanche, che vibrano al peccato, che animano il bene, che illuminano, o spengono, il tuo viso.

Osservo senza volerlo, ma senza poterlo evitare, i tuoi occhi, non resisto, ed è un istante, sono in te, attraversandoli come fossi sul tappeto volante, all’ingresso della tua vita, ed entro in te, vivo il tuo mondo, apprendo la tua eterna esperienza, tremo dal freddo e brucio dal calore che emanano, non volevo amarti, ho evitato i tuoi occhi appositamente tutte le mie vite, la mancanza del tuo corpo mi offre la visione reale della tua essenza. Sapevo di non poter resistere, no, non a te. Mi manchi ad ogni battito di ciglia, perdendo in quell’istante la visione dei tuoi occhi, occhi che vivono mille verità senza una sola menzogna, occhi che non regalano, dolcemente, nessuna speranza, che hanno un’infinita scorta di lacrime, occhi che cercano un amore, perduto oltre il loro sguardo.

 

Cesare

 

27 Giugno 2016